Perdutamente

Perdutamente
Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Suo padre e sua madre non potevano essere più diversi. Lui sempre scontento, sui pattini e tra le nuvole di una vita che non si sentiva addosso, lei con i piedi ben piantati per terra, tutto sommato felice di quello che aveva. Si erano sposati ed avevano avuto due figli ma presto il padre se ne era andato di casa, lasciando lei e sua madre con pochi soldi e troppe bollette da pagare. Lei nasce con i capelli rossi, grassa e bassa ma diventa da subito quella che sarebbe sempre stata: con i “capelli grigio topo e di una magrezza spettrale”. Passa un’infanzia a tirar calci agli altri bambini con le sue scarpe ortopediche, già lontana dal mondo dei suoi coetanei, nascosta dietro un armadio, persa nelle storie delle sorelle March o di Oliver Twist. A dirla tutta è “stata montata al contrario, con i desideri a rovescio,” sempre fuori dal coro, solitaria, triste e “strampalata”. L’adolescenza non è più facile, a scuola continua ad essere brava senza brillare mai completamente, ma è l’epoca dei primi innamoramenti, la sua bellezza fiorisce e arriva Volodja, russo come lei, strano come lei, il primo e unico amore destinato a finire prestissimo. La ricerca di un senso alla sua vita diventa quasi impossibile, ci sono gli oggetti con cui parla, il fantasma di Marx che le tiene compagnia, i mostri che governano la sua insonnia e un lavoro inutile che decide presto di lasciare. Il tempo passa tra un prima e dopo inconsistenti e senza senso, aumenta la percezione di galleggiare in un mondo che non le appartiene. Il suo viaggio a Mosca segna il ricongiungimento con Volodja ma anche la presa di coscienza che si tratta di una relazione destinata ad un naufragio definitivo. Da Mosca a San Pietroburgo alle spiagge di Saratov, tutto è un vortice di eventi vissuti o solo immaginati che le daranno alla fine nuove ed inaspettate consapevolezze...

In un racconto breve di qualche mese fa Ida Amlesú scrisse: “Io sono cordialmente triste. Cordialmente nel senso che sono triste, ma aperta al dialogo. E triste lo sono un po’ per abitudine, un po’ per talento: è una cosa che mi è sempre venuta bene”. Nata nel 1990 a Milano, slavista, traduttrice, fotografa, cantante, in staffetta perenne tra la Russia e l’Italia, con Perdutamente compie il suo primo, sfolgorante passo nel mondo del romanzo. Un esordio sorprendente, maturo e palpitante, quello che Chiara Valerio ha benedetto e tenuto a battesimo per i tipi di Nottetempo. È un romanzo di formazione, forse una specie di autobiografia, la storia di una donna che non ha un nome cortissimo ereditato dalla madre, il percorso segnato da capitoli perfetti che scandiscono con precisione le epoche dell’infanzia, dell’adolescenza e della giovinezza della protagonista. La narrazione, tutta svolta in prima persona, segue un ordine cronologicamente inappuntabile, quasi a voler mettere in riga pensieri, sentimenti ed emozioni che spesso faticano a rimanere contenuti in una pagina scritta. Perché lo stile della Amlesú è così, un vortice che ti cattura e ti porta via sin dalle prime righe, una voragine di rigogliosa bellezza in cui si precipita senza il timore di farsi male. Il viaggio è quello di molti: un’infanzia con il marchio indelebile dell’abbandono paterno, le paure, la solitudine di una bambina nata già grande con il peso di una sensibilità fuori dall’ordinario. La missione è quella della ricerca della vita vera, un “dopo” che possa dare un senso compiuto a quel “prima” così denso di mancanze e dolori che apparentemente sembra non esistere. “Non c’era un prima, non c’era un dopo, non c’era neppure un adesso, e tutto poteva andare, tornare, ritornare, non essere mai esistito, e ai miei occhi sarebbe stato tutto uguale, sempre uguale. E come non c’era tempo, non c’era spazio in cui stare, in cui esistere. Sedevo sospesa, senza toccare, come il pulviscolo minuto di cui era cosparsa l’aria della stanza – era incredibile che i polmoni potessero filtrare tutta quella polvere, e ancor più tutta quella luce, senza assorbirne un po’.” La realtà diventa altro da sé, si inventa un posto in cui stare e sopravvivere senza soffrire, un tempo sfumato nei contorni e nei suoni in cui i libri diventano il mezzo in cui cercarsi senza trovarsi mai e dove i fantasmi tornano regolarmente a turbare il sonno e la felicità. Anche l’amore per Volodja si fa turbolenza, tenta disperatamente di colmare i vuoti lasciati e le nuove distanze ma naufraga in un oceano di inadeguatezza diventando una lucina piccolissima in un pozzo di contraddizioni. Si percepisce ovunque la difficoltà di procedere su una strada quasi sempre in salita ma non c’è autocommiserazione, nemmeno l’ombra di pessimismi cosmici e senza via d’uscita. La disperazione non è mai solo disperazione, le fa da controcanto uno stile visionario, a tratti grottesco, più spesso pungente. Ci sono i pesci del Volga, i mostriciattoli verdi che vegliano su un sonno che non arriva, un gatto parlante, Marx che fuma il sigaro seduto in poltrona, il Diavolo, il Santo, il tedio che arriva strisciando in giorni di grandi bevute e poco cibo, oggetti che spariscono, sogni di leoni e nessun ponte da attraversare. Il racconto è uno spettacolo pirotecnico, una matrioska generosa in cui i pezzi, tanti, diversi, colorati, grandi e piccoli finiscono per incastrarsi alla perfezione in un gioco che contiene tutte le domande e tutte le risposte. “E nella mia solitudine era finalmente chiaro, che ero sola anche quando amavo, e soprattutto quando amavo, perché Volodja e il Diavolo e il Santo e tutti gli altri erano un unico, grande amore, e questo amore aveva un nome, e questo nome era Mancanza – e io amavo perdutamente quello che non avevo, quello che non avevo avuto, quello che non potevo avere, e lo amavo in virtù della sua assenza – perché non lo avevo, perché non lo avevo avuto, perché non lo potevo avere”. Questa è Ida Amlesú, questa è la sua fiamma che brucia, una giovane donna che non ha timore di confessare che la cosa più difficile è vivere ma che vive con la profondità e la pienezza di chi invece ha imparato benissimo come farlo. Con orgoglio, fatica, dignità e fantasia, con un'immaginazione che salva, con una passione che traccia la strada e un “dopo” che si staglia luminoso all’orizzonte, per gli occhi fortunati di chi ha letto e amato ogni sua pagina.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER