Periferie - Da problema a risorsa

Periferie - Da problema a risorsa
Nelle società ad industrializzazione nascente come in quelle tecnicamente progredite, il mondo periferico mostra i suoi aspetti più problematici, la povertà continua ad essere una criticità rilevante, funzionale ad un'economia fondata sullo sfruttamento. Indispensabile, quindi, comprendere come si diventa marginali, capire la genesi e l'evoluzione delle nuove povertà, a partire dalle condizioni materiali che le determinano: simili per il loro stato di luoghi ai margini, infatti, le periferie urbane del mondo, dalle banlieue alle bidonville, dagli slum alle favelas, sono realtà tra loro molto differenti. Per fermare gli incendi nelle banlieue di Parigi, non basta “rimodellare i ghetti”, occorre cambiare politica, ridistribuire il potere, ridefinire il concetto di cittadinanza. E per capire la rivolta nelle periferie non bastano le istantanee, occorre una ricerca longitudinale. Così, a circa quarant'anni dalla storica ricerca di Franco Ferrarotti, il Quarticciolo, l'Alessandrino e l'Acquedotto Felice tornano protagoniste: la replica delle ricerche pubblicate allora permette di accertare i mutamenti intercorsi in queste aree e nella città di Roma in generale. Le borgate di allora sono definite oggi, con linguaggio burocratico, “quadranti urbani privi di funzioni pregiate”. Non sono però prive di popolazione: ospitano più di un terzo dei romani, rappresentando la “grande riserva di energia” del centro - se la periferia si arrestasse, tutta la città sarebbe colpita da paralisi! Dopo la definizione di una mappa rispondente ai confini delle aree prese in considerazione alla fine degli anni sessanta e una prima esplorazione quantitativa, l'osservazione partecipata, le interviste libere e quelle in profondità hanno permesso ai ricercatori di ottenere molte indicazioni, sia sulle zone prese in esame che sulle aree tematiche individuate come rilevanti. Quelle allora definite borgate possono essere considerate oggi insediamenti piccolo e medio borghesi. Sono altre, le zone sorte al di là del Raccordo Anulare, quelle vissute come decisamente periferiche. Ma nonostante il miglioramento e l'aumentato livello di benessere, esistono ancora, in queste zone, vecchie e nuove povertà: problemi e criticità, legati alla situazione italiana ma anche specificatamente locali, che potrebbero prevedere una serie di interventi risolutivi...
Il saggio, presentato nel 2009 alla XXII Fiera Internazionale del Libro di Torino, arriva nelle librerie due anni dopo la conclusione delle ricerche sul campo, dirette da due decani della sociologia in Italia, Franco Ferrarotti e Maria Immacolata Macioti. I due professori, entrambi docenti all'Università La Sapienza di Roma, sostenitori dell'approccio qualitativo nella ricerca sociologica,  hanno curato rispettivamente la stesura della prima e della seconda parte del libro:“Osservazioni preliminari sul mondo periferico” e “Periferie romane tra memoria e possibili futuri”. Ferrarotti approfondisce il quadro teorico di riferimento, mettendo al centro della sua riflessione il concetto di povertà: il presupposto metodologico secondo lui più fecondo è “il principio della lotta degli interessi”, mentre le letture in chiave culturologica tendono a soggettivizzare le situazioni oggettive, nascondendo malamente l'intento di “scaricare sulle spalle stesse dei poveri la responsabilità delle loro sventure”. “La semplice verità - chiarisce il sociologo - è che i baraccati sono persone come tutte le altre”, “tra gli abitanti dei Parioli e quelli dell’Acquedotto  Felice non passa alcuna differenza in quanto esseri umani capaci di percezioni soggettive; la differenza,  grande, c’è ma riguarda le condizioni materiali di vita, cioè il lavoro, l’abitazione, l’ammontare e la  regolarità del reddito”. Sono queste le questioni affrontate nella ricerca della fine degli anni sessanta di cui dà conto a grandi linee il professore. E sono le stesse affrontate nella seconda parte del libro, in cui la professoressa Macioti racconta la ricerca condotta nelle stesse zone, il Quarticciolo, l'Alessandrino e l'Acquedotto Felice, quarant'anni dopo. Ricerca intesa come “con-ricerca, come impresa umana”, capace di attraversare i territori e interpretare i conflitti, in grado di fornire possibili soluzioni.

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