Persuasione

Persuasione

Lady Elliot è stata una donna graziosa e saggia che per diciassette anni ha accettato, mitigato e nascosto i difetti del marito, Sir Walter Elliot. Quando è morta, nel 1800, le più grandi delle sue tre figlie non avevano ancora sedici e quattordici anni e Lady Elliot sapeva di lasciare le ragazze nelle mani di un padre sciocco e pieno di sé, anche se in realtà contava molto sull’aiuto di un’amica carissima, Lady Russell, perché l’aiutasse a mantenere i buoni principi e gli insegnamenti che aveva affannosamente cercato di impartire alle figlie: Elizabeth, Anne e Mary. Sono ormai trascorsi tredici anni dalla morte di Lady Elliot e Lady Russell e Sir Walter, nonostante tutto ciò che i conoscenti hanno pensato in proposito negli anni, non si sono sposati. Sono buoni vicini ed amici fraterni, ma entrambi hanno scelto di mantenere il loro stato di vedovanza. D’altra parte, Sir Walter non ha ripreso moglie anche perché la figlia Elizabeth ha da subito sostituito la madre e, poiché è sempre stata una ragazza molto bella ed assai somigliante al padre, ha avuto molta influenza su di lui ed hanno vissuto insieme in estrema letizia. Le altre due figlie sono sempre state meno importanti agli occhi del padre: Mary ha acquistato qualche punto sposando Charles Musgrove, ma Anne – che con la sua intelligenza e dolcezza avrebbe dovuto godere di altissima stima in famiglia- non è nessuno, né per il padre, né per la sorella. Tanto più che ha già ventisette anni e non si è ancora sposata. Otto anni prima è stata persuasa da Lady Russell a rompere il fidanzamento con il Capitano Frederick Wentworth, che Anne amava profondamente, ricambiata. Il motivo è presto detto: Lady Russell, Sir Walter e le sue sorelle – sempre molto orgogliosi della loro posizione sociale - ritenevano Frederick non all’altezza, in quanto semplice ufficiale di marina, senza un’importante famiglia alle spalle e senza prospettive per il futuro. Così, tutte le speranze per un buon matrimonio sono riposte in Elizabeth, che è consapevole di aver ormai ventinove anni e sente che si sta avvicinando l’età pericolosa: entro due anni al massimo deve essere chiesta in moglie, preferibilmente da un giovane baronetto. Ultimamente, poi, la sua mente è occupata anche da altre preoccupazioni e motivi di ansia. Il padre si trova in serie difficoltà economiche e forse è il caso di lasciare Kellynch Hall e trasferirsi altrove, per limitare le spese...

Si è a volte dubitato che l’ultimo lavoro di Jane Austen - scritto tra il 1815 ed il 1816 e pubblicato postumo l’anno successivo - fosse un’opera compiuta, sia a causa della brevità del testo - rispetto ai precedenti romanzi - sia per la malattia che affliggeva e tormentava l’autrice negli ultimi mesi della sua vita. Eppure, a ben guardare, questo romanzo rappresenta il risultato finale di un percorso narrativo, nonché una più matura visione del mondo, influenzata dalle profonde e significative trasformazioni della società inglese del primo Ottocento. Anche se le tematiche sono le medesime dei precedenti lavori della Austen - la contrapposizione tra opportunità sociale e sentimento, l’importanza di contrarre un matrimonio confacente al proprio rango e quindi vantaggioso a livello sociale ed economico - la protagonista di quest’ultima storia, Anne, è un’eroina sì, ma un’eroina moderna. Ignorata da una famiglia egocentrica, frivola e vanitosa, ha già raggiunto una propria completezza, ha già amato e sofferto, è capace di dominare i turbamenti del proprio animo ed i propri sentimenti come nessun’altra protagonista della Austen prima di lei e, last but not least, appartiene ad un ceto sociale superiore a quello dell’uomo del quale si è innamorata. Anna, creatura meravigliosa capace di profonda autoanalisi dei propri pensieri, riesce a vincere contro il tempo e le avversità e a riconquistare quanto era stata persuasa a lasciare perdere; fa pace con il tempo perduto e diventa esempio lampante della forza nascosta nei cuori puri; vince a pieni voti la sfida con le sorelle - noiosa, sciocchina e viziata l’una, anaffettiva e senza valori l’altra - ed impara ad essere meno prudente e più romantica. C’è tanta bellezza nelle pagine di questo romanzo, c’è una scrittura magnifica, fluida ed ironica che racconta di gite in carrozza, di passeggiate in campagna e di seconde possibilità, che possono essere reali e balsamiche come un unguento su una ferita; c’è eleganza, raffinatezza ed una sottile intelligenza. Jane Austen non delude mai. Come per altri suoi romanzi, poi, esistono almeno due versioni cinematografiche che hanno portato sul grande schermo questa storia, una del 1995 e una del 2007.



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