Perversioni all'Avana

Perversioni all'Avana
L'Avana, Cuba. Un grande, vecchio palazzo al numero 112 di Paseo del Prado. Ci abita tanta gente, ognuno ha la sua storia. C'è una mamma preoccupata che prepara pozioni e le mette sotto il letto della figlia, sergente dell'esercito, perché trovi finalmente un fidanzato; il portiere Alisio con le sue carte, i numeri sognati da giocare, i romanzi di Balzac e la nostalgia per la figlia trasferitasi a Parigi; Aparicio, nato con un terzo orecchio che porta sempre nascosto da un basco; la vedova Perla, mamma di un bambino e cameriera in un albergo, da poco convertita al lesbismo grazie a Maria, una sua collega che si è trasferita a casa sua; Hercules il Bifolco, un magnaccia appena uscito di prigione che già progetta un nuovo business basato sullo sfruttamento di povere ragazze nere di campagna; un uomo che tutti chiamano il Semiotico per il suo talento quasi soprannaturale per le lingue (c'è chi giura che abbia fatto un patto con un diavolo colla cravatta verde che lo visita spesso), che preferisce i suoi libri alla sua donna Tatiana, una russa mezza matta magra come un chiodo che si ingozza di psicofarmaci; la giovane Barbarita, che passa le ore a rimirarsi nuda nello specchio e a fantasticare sulla sua vita futura in Italia al fianco di un manager dell'acqua minerale San Pellegrino che giura di volerla sposare; il solitario Rocamora, che ha una passione sfrenata per il cinema e per la masturbazione, e ha un film fatto di tutte le sequenze censurate degli ultimi trent'anni realizzato coi ritagli di pellicola passatigli da un amico operatore; la casalinga inquieta Samantha, che appena la mattina il marito va in fabbrica riceve nel letto matrimoniale il panettiere e gli si concede in cambio di un cartoccio di farina con cui poi prepara le frittelle; l'anziana medico Mariana Fonteboa, che da giovane ha sintetizzato una ottima pomata contro le emorroidi e ora mantiene sé e i suoi dieci gatti vendendo filtri d'amore e pozioni; il sessuomane Pepè, che sta soffrendo le pene dell'inferno per un cancro alla prostata. E infine c'è Niño, un inquietante personaggio che non cresce dal 1961 e sembra un bambino malgrado sia un uomo di mezza età: di notte scruta in una sfera di cristallo con la neve regalatagli da un soldato sovietico tanti anni fa e legge il futuro...
Santeria. Madonnine e jungla. Socialismo che sprizza scintille quando cozza contro le mazzette di dollari dei turisti. Carne sudata, scollature, pensieri indecenti. Solitudine, sogni, rimpianti, dolore. Ecco il mondo di Miguel Mejides, noto in Italia finora solo per dei racconti apparsi qua e là (e in fondo anche Perversioni all'Avana, con la sua natura caleidoscopica, sembra più un'antologia che un romanzo). Un mondo suggestivo, cangiante, speziato come ogni Sudamerica che si rispetti, ma al tempo stesso sottilmente distorto, non del tutto inquadrabile in un cliché né tanto meno tranquillizzante. Bene fa quindi il curatore Dario Claudio Bonomini a evocare i bassi napoletani e la dolente, variopinta umanità che li abita ne La pelle di Curzio Malaparte: perché il realismo magico sudamericano qui si ‘goticizza’, si fa più crudo, più grottesco. Pensate solo a cosa devono essere le riunioni di condominio del palazzo di 112 di Paseo del Prado.

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