Peso leggero

Peso leggero
Antoine, parigino alla deriva, seppellisce morti di giorno e tira pugni al sacco la sera su un ring di periferia, di quelli non tanto belli. Nel restante tempo beve qualsiasi cosa, purché sia forte, molto forte. La devastazione fisica viaggia di pari passo con quella mentale, e l’espediente alcolico è l’unico modo che Antoine ha per non pensare, per fermare quel torrente di immagini che gli spappolano la testa, al punto di non poterli sopportare oltre. Orfano di entrambi i genitori, ha un rapporto fondamentalmente morboso con la sorella Claire, donna che abita i suoi pensieri con ambigua insistenza e che lui sogna, in una sorta di delirio ad occhi aperti, come una creatura delicata alla quale carezzare i morbidi capelli infinite volte. Neanche l’incontro con una donna, Su, potrà lenire le sue ferite, la sua incapacità di relazionarsi con il mondo, di interagire con gli altri, di trovare un posto in una realtà che lo opprime e che lo spinge verso i margini, senza apparente possibilità di riscatto. Cosciente della sua difficoltà ad amare e a gestire i sentimenti, Antoine si presenta al lettore come una figura fragile, tormentata, in bilico costante...
Olivier Adam è uno scrittore eccezionale. Per una volta non avverto il timore di definirlo tale. Il suo esordio narrativo, Passare l’inverno, aveva già messo in luce il suo talento, la sua scrittura scarna, diretta, costruita ad arte con periodi rapidi, a scansare le subordinate per dare largo spazio a coordinate taglienti, incisive, che non lasciano modo di respirare, rendendo automatica la lettura coinvolta, frenetica, a voler scoprire il destino dei personaggi, nudi di fronte alla propria vita e agli altri, esposti come foglie al vento. Con Stai tranquilla, io sto bene e Scogliera aveva confermato il meritato successo d’esordio, offrendo una narrazione fortemente autobiografica, personale, intima, quasi imbarazzante per chi scorre le pagine, per quanto vera e tangibile. Con Peso leggero (e di leggero il libro ha davvero soltanto il titolo) diventa, con merito, una delle voci contemporanee più interessanti del panorama francese. Una scrittura che non ha nessun timore di mostrarsi per come è, storie che raccontano un disagio esistenziale esasperato, eppure comune a molti esseri umani, in mezzo a mille volti eppure soli con le loro domande irrisolte, i ricordi d’infanzia che fanno male e l’idea di un futuro frequentemente in negativo. Toccante.

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