Pessime scuse per un massacro

Pessime scuse per un massacro

Su una collinetta nei pressi di Fontainebleau, nascosto dalla vegetazione e vestito di nero, un killer sta aspettando qualcuno armato di una mitragliatrice Browning calibro 50. E quel qualcuno poco dopo arriva. Si tratta del senatore Vigoureaux, che scende dalla sua Citroën con sua figlia e la sua guardia del corpo per raggiungere il cancello che delimita la sua bella e antica proprietà. Si tratta di pochi secondi, ma sufficienti per far esplodere e mandare in frantumi la macchina, i vetri della stessa e le esistenze delle persone che il killer attendeva. Ora tutto intorno ci sono solo sangue, detriti, frammenti di cristalli e i loro corpi trivellati dai colpi. Ma non solo. In realtà c’è di più. Un oggetto che stona e che fa riflettere non poco gli inquirenti arrivati poco dopo sulla scena del crimine. Accanto alla Citroën distrutta e alle vittime c’è una statuina di Babar, l’elefantino dei cartoni animati. Il primo oggetto che apre mille interrogativi in chi indaga e che spiana la strada a tutti gli altri segreti e misteri che girano intorno all’assassinio dell’anziano senatore e delle persone che erano con lui. A seguire il caso c’è la squadra de Les Italiens, un gruppo di poliziotti di origine italiana comandati e coordinati dal commissario Jean-Pierre Mordenti. Alla Brigata Criminale di Parigi li conoscono tutti per la loro professionalità e per il loro coraggio ma soprattutto per la loro personalità. L’indagine che hanno affidato loro questa volta, però, sembra davvero astrusa e Mordenti si trova a verificare vicende e conoscenze della vita del senatore ignorate dai più. Dunque è nel passato antico e prossimo di Vigoureaux che si nasconde la chiave di tutto? L’ex eroe della Resistenza francese aveva davvero scheletri pericolosi da nascondere nell’armadio?

“Nella notte, a parte un sogno imbarazzante nel quale il tenente Roussel aveva ballato nuda nella mia stanza… non era successo nulla di clamoroso”. Sono appunto frasi come questa insieme alla narrazione in prima persona che fa tanto poliziesco anni ’70, a rendere Pessime scuse per un massacro un romanzetto di poco valore. Ed è un peccato perché la trama sarebbe stata anche carina e alcuni passaggi dell’inchiesta della squadra degli audaci poliziotti parigini perfino fonte di grande trepidazione, ma il tutto è scritto con superficialità, con una ironia superata e con pagine di descrizione greve che finiscono per annoiare, inevitabilmente, il lettore. Jean-Pierre Mordenti è una figura di altri tempi, troppo adagiato sul personaggio dell’italiano seduttore: non antipatico, per carità, ma stucchevole e a tratti fastidioso. Tutte cose che stridono con il genere del giallo puro e a tratti anche con il poliziesco. Anche le location finiscono per il diventare nell’immaginario di chi legge di cartapesta, pur trattandosi di posti abbastanza alla moda tra i francesi che contano. Il linguaggio poi è convenzionale, già utilizzato in mille altri lavori letterari del genere, è poco moderno e accattivante. Per apprezzare, dunque, il libro di Enrico Pandiani c’è bisogno di un lettore che si limiti ad apprezzare la trama da poliziesco del secolo scorso, con tenacia ed entusiasmo incrollabili.



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