Pet Sematary

Maine, un agosto dei primi anni Ottanta. Il dottor Louis Creed sta mostrando a sua moglie Rachel e ai suoi due figli la casa che ha comprato e nella quale tutta la famiglia sta per trasferirsi: l'edificio di legno bianco è piuttosto grande, in stile coloniale e circondato da un prato. Sul retro c'è un campo e ancora più in fondo una distesa quasi infinita di terreni demaniali sui quali non è mai stato costruito nulla. I Creed adesso sono in giardino: la primogenita Eileen corre verso un'altalena, il piccolo Gage pronuncia per la prima volta la parola “casa”, il gatto Church fa le fusa e Rachel dice «che bello qui!» con gli occhi pieni di speranza. Sembra tutto perfetto, come in una cartolina. Nessuno di loro, però, ha osservato con attenzione il margine del campo. Là, l'erba è più alta, come se non la tagliassero da anni, e in mezzo al verde c'è un sentiero largo poco più di un metro. Per i Creed quella stradina non ha ancora nessun significato; per il vecchio che abita di fronte, Jud Crandall, quel luogo sa di dispiaceri antichi, mai dimenticati. La prima volta che è salito su per di là era solo un ragazzino: il suo cane Spot era appena morto. Jud aveva detto a suo padre che voleva seppellire la bestiola nel cimitero per animali messo insieme dai bambini del quartiere. In realtà, si era addentrato nella foresta. Nelle terre che un tempo appartenevano agli indiani Micmac. Poi, Jud aveva scavato nella notte, per ore, infilando con fatica la pala in un suolo duro e petroso. La parte terribile non era accaduta là – anche se sarebbe bastata per terrorizzare chiunque – il peggio era venuto dopo, perché “il terreno di un cuore umano è più roccioso. Un uomo vi coltiva quello che può e ne ha cura”...

Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1983, Pet Sematary è uno dei romanzi più noti di Stephen King. L'idea principale pare gli sia venuta leggendo un racconto horror dei primi del Novecento (La zampa di scimmia di W.W. Jacobs) e rielaborando alcuni fatti accaduti nel 1978, quando prese in affitto una casa su una strada trafficata nel Maine, vicina a un cimitero per animali. Il gatto che i King avevano all'epoca fu seppellito proprio lì dalla figlia dello scrittore. Da qui King ha sviluppato un crescendo d'angoscia che si scontra dapprima con piccoli avvenimenti spiacevoli (un'ape che punge Gage, Eileen che cade e il ricordo di Zelda – la sorella di Rachel – che si fa più pesante del solito) e poi con vere e proprie tragedie. Il finale è da cardiopalma e forse basta dire a chi ha letto il libro “wendigo” o “Oz il Gvande e Tevvibile” per far tornare un brivido sulla pelle. Il ritmo narrativo del romanzo è quindi tutto in accelerazione, ma sa inquietare anche nella parte introduttiva, quando King prepara con astuzia la catastrofe delle ultime pagine. È come una folle corsa a bordo di un'auto, Pet Sematary: l'acceleratore viene spinto pian piano, ma sempre più in profondità, fino a quando è a tavoletta. Da una parte del veicolo c'è Louis Creed, medico e uomo di scienza, e dall'altra Rachel. Lui perde un pezzo della sua razionalità a ogni miglio percorso, lei supera due o tre cartelli di avvertimento – facendo appena in tempo a leggerli – dimenticando però di seguirne le indicazioni. Il motore della loro macchina, quello che li fa andare avanti in un modo così poco assennato, non è altro che il sentimento assoluto che c'è in ogni famiglia: qualcuno lo chiama amore, altri “buco nero che ti risucchia” (Tobey Maguire nel film Tempesta di ghiaccio). Sì, al centro del romanzo di King non c'è altro che una famiglia, una normalissima famiglia americana, la cui armonia viene spezzata dall'arrivo della morte. Niente di più banale come punto di partenza per un romanzo, probabilmente, ma è da questo nucleo così semplice che s'innesca la personale riflessione dell'autore su quanto e su cosa le persone sarebbero disposte ad accettare pur di far tornare in vita qualcuno che hanno amato. E vien fuori che i vivi, a volte, sanno essere egoisti (e anche un tantino crudeli) quasi più dei morti. Robe che solo autori come King e forse pochi altri riescono a mostrare.



 

 

 
 
 
 

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