Pezzi di ricambio

Pezzi di ricambio
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Pier è un ragazzo romano di circa trent’anni. Ha sulle spalle una famiglia complicata e un’infanzia da dimenticare. Il padre, donnaiolo scorbutico, li ha lasciati di punto in bianco venti anni prima e da allora Pier si prende cura della madre, che a causa dell’abbandono è caduta in una grave depressione – o almeno questo è ciò che lui crede, ciò che gli è stato raccontato fin da bambino. Pier ha anche un fratello più piccolo con problemi di dipendenza a cui non può chiedere grande supporto. La sola cosa ordinata e gratificante nella sua vita è il lavoro come dentista, una routine che gli garantisce normalità e soddisfa il suo senso di responsabilità. A infrangere la poca sicurezza in cui si rifugia ci pensa il padre Saverio. Una mattina piomba nel suo studio e pretende di parlargli, è il tredici gennaio, una giornata come tante o così dovrebbe essere, e Saverio mostra al figlio i documenti relativi alla propria salute: gonorrea e insufficienza renale. Quale paura spinge un uomo così egoista e superficiale a precipitarsi dal figlio con cui non ha un buon rapporto? Il desiderio di rimettere ordine nella propria vita e chiedere scusa? No, lo scopo è ben altro. L’uomo non vuole sottoporsi alla dialisi, troppo faticosa e impegnativa per i suoi ritmi di lavoro e pretende che un membro della famiglia gli dia un rene. Il fratello di Saverio ha già declinato la proposta, ora all’uomo non resta che rivolgersi ai figli, usando ogni mezzo per convincerli…

Una storia intensa, narrata con sequenze incalzanti e uno stile asciutto e senza retorica spicciola. Il linguaggio quotidiano, diretto, irrompe nel testo, narrato in prima persona da Pier, che affronta con scarso successo il conflitto interiore in cui l’annuncio della malattia del padre lo getta. Odio e sensi di colpa si scontrano in un duello all’ultimo sangue, sentimenti che il ragazzo, fragile emotivamente, non sa affrontare e che lo devastano fisicamente: emicranie, gastriti nervose, insonnia. La sua salute ne risente e anche la concentrazione sul lavoro, che rischia di perdere: “Un po’ sono già morto dentro. Mi sento come se ultimamente non avessi più niente da offrire a nessuno, di essere arido. E mi sento di avere mille anni.” Cinzia Doti – traduttrice e curatrice di mostre pittoriche ‒ col suo libro d’esordio ha saputo caratterizzare alla perfezione i suoi personaggi, nulla è di troppo in questo breve romanzo straripante di vita, rabbia, amore, disperazione, la narrazione di una situazione familiare scevra da moralismi e con un epilogo che scuote lo spirito. “Devo ricominciare a vivere, ho avuto diritto a una seconda nascita e da qui ripartirò. Sarò un uomo nuovo, lo devo a mio fratello e a me stesso. Nessuno mai mi dirà più come vivere la mia vita”. Nella vita accadono eventi a cui non si è mai del tutto preparati, possono essere devastanti e spazzare via ogni certezza, alla fine ciò che conta e raccogliere quello che resta di sé e darsi una seconda occasione.

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