Phobia

Phobia
Sarah vive in un quartiere residenziale di Londra assieme al marito Stephen, un uomo d'affari spesso assente, e al loro bambino Harvey. La sua esistenza è dominata dalla paura di fallire, una fobia che la porta a rifugiarsi nella sicurezza della routine familiare. Questo fragile equilibrio viene spezzato una sera, quando un uomo orrendamente sfigurato si intrufola in casa sua spacciandosi per suo marito, del quale indossa anche gli abiti. Dopo aver messo al sicuro il figlio, la donna riesce a fuggire e cercare aiuto. Stephen è irreperibile ma la polizia decide di non avviare subito le ricerche per via dell'assenza di elementi che ne facciano sospettare il rapimento. Sarah decide così di chiedere aiuto all'amico d'infanzia Mark, uno psichiatra che ha lasciato la professione dopo la drammatica morte della compagna. Insieme si lanciano alla ricerca di Stephen e del misterioso uomo che sta cercando di prenderne il posto; ma più raccolgono tracce, più lo scenario del rapimento prende le sembianze di un labirinto al centro del quale si cela una spaventosa realtà...
Un uomo che si intrufola in casa nostra nel cuore della notte è una delle nostre più grandi paure. Tutti siamo infatti terrorizzati dall'idea di ritrovarci in pericolo proprio nel posto in cui ci crediamo più protetti. Wulf Dorn parte dal concetto più tangibile della paura per poi analizzarne gli aspetti psicologici: se “l'uomo nero” è un qualcosa o un qualcuno che si può sconfiggere, la paura radicata nelle nostre menti è invece più subdola e difficile da scovare, perché affrontarla comporterebbe il doversi confrontare con la parte più oscura e nascosta della nostra anima. Phobia è un thriller innovativo, complesso e solo apparentemente legato agli elementi tipici del genere. Un gioco di specchi magistralmente orchestrato dal talentuoso scrittore tedesco, che a volte pecca solo nel non voler osare ancora di più. Una storia che si muove in un contesto realistico, come un fatto di cronaca nera, e forse, proprio per questo, ancora più terrificante.

Leggi l'intervista a Wulf Dorn

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