Piazza Oberdan

Piazza Oberdan
“Dovevamo diventare italiani per forza”. Trieste, piazza Oberdan: nel 1920 la Casa della Cultura Slovena venne data alle fiamme dai fascisti. Un crimine che colpisce il cuore e l'anima del popolo sloveno, un delitto incomprensibile ma allo stesso tempo indimenticabile per un Boris Pahor bambino che intuisce la gravità della situazione dagli occhi spaventati della madre. La dittatura fascista in Italia inizia la sua opera di “nazionalizzazione” delle minoranze e l'odio razzista si propaga come un virus attraverso l'italianizzazione forzata dei cognomi slavi e la proibizione dell'uso della lingua slovena. Un capitolo della nostra storia di cui non si parla, quasi come se fosse meno grave, meno importante, e un popolo, quello sloveno, quasi dimenticato: “in qualche modo siamo marginali, trascurabili, politicamente impotenti”. Durante gli anni del fascismo e dell'occupazione nazista numerosi giovani sloveni si opposero al regime e persero la vita al lato dei partigiani italiani, a completa dimostrazione della  mancanza di un sentimento anti-italiano. Nonostante questo, la narrazione delle gesta di questi combattenti manca totalmente... 
È proprio questa la denuncia dello scrittore triestino, classe 1913, che nel suo ultimo lavoro vuole restituire dignità al popolo sloveno, facendo luce non solo sui crimini ed i soprusi subiti durante l'epoca fascista (dei quali pochi storici e libri di storia parlano) ma anche e soprattutto rappresentando a grandi linee l'identità slovena attraverso la sua storia e la sua letteratura. Nasce così Piazza Oberdan, un'opera che,  riunendo al suo interno diverse forme narrative - il saggio storico, il diario, l'antologia letteraria solo per citarne alcune - cerca di diventare un “luogo della memoria” per tramandare la storia della città e di un popolo intero durante il Novecento. Un progetto senza dubbio ambizioso, nel quale un lettore senza l'adeguato background storico rischia di perdersi cercando di trovare un filo conduttore. Sono tanti i riferimenti a personaggi, scrittori od eventi relativi alla storia slovena che senza l'aiuto delle note alla fine del libro non verrebbero capiti, e troppo spesso il tono narrativo abbraccia un sentimento patriottico difficile da comprendere e condividere per noi scettici moderni. Ma lo spirito con cui dobbiamo avvicinarci a quest'opera è un altro: lasciamo da parte le pretese di conoscenza assoluta, ripassiamo gli eventi che hanno marcato la storia della Trieste italo-slovena e immergiamoci in questo “zibaldone” di aneddoti, testimonianze e riferimenti autobiografici volontariamente destrutturato, guidati da uno dei più autorevoli scrittori in lingua slovena ancora vivente. Illuminante.

Leggi l'intervista a Boris Pahor

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