Piccoli colpi di fortuna

Piccoli colpi di fortuna
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Mary Lohan sta aspettando l’aereo per tornare in Argentina dopo quasi vent’anni. All’epoca si chiamava ancora Marilè, aveva una famiglia e viveva a Temperley, uno dei sobborghi di Buenos Aires. Non riesce a capire il motivo per cui ha accettato di ritornare nel luogo che ha scelto di dimenticare per sempre e che ormai non conosce più. Lei stessa non si riconosce quando si rivede nelle foto di quegli anni. Ne possiede solo tre ma non le guarda quasi mai. Non è più bionda, è troppo magra e non veste più come le donne di laggiù. Non ha più neanche la stessa voce: disfonia da stress traumatico che col tempo è diventata disfonia cronica. Lei è ormai una donna americana, una donna di Boston. A Boston insegna lo spagnolo a gente di madrelingua inglese. E adesso, mentre attende di imbarcarsi sul volo che la riporta in Argentina, si chiede davanti al foglio bianco, se sia più facile raccontare la sua storia in prima o in terza persona. “Io” o “Lei”. È ormai giunto il momento di scrivere, di sottrarsi all’ombra e al silenzio per raccontare quel giorno, e i giorni che sono seguiti a quel giorno. E tutti gli anni trascorsi dopo quel giorno. Poi intuisce che un diario di viaggio può essere scritto solo in prima persona, perché il dolore, la lacerazione, l’abbandono, si possono raccontare soltanto così…

Che cos’è un danno? Tutto ciò che rappresenta una perdita, una riduzione, una lesione, una diminuzione, una distruzione. Un danno è perdere una parte di sé, è un dolore silenzioso e clandestino, un dolore cronico di cui non si muore mai e con il quale si impara a convivere. Piccoli colpi di fortuna è un lungo e intimo diario di viaggio che disegna il ritratto di una donna danneggiata da un evento drammatico e irreversibile. A vent’anni di distanza Marilè ritorna in Argentina per fare i conti con il proprio passato, la paura, i pregiudizi, l’amore, l’abbandono. Perché “l’abisso attrae. A volte senza che siamo coscienti di tale attrazione”. E a volte la vita non è né destino né possibilità, ma solo un piccolo colpo di fortuna che permette di raddrizzare il futuro. Quello di Claudia Piñeiro è un romanzo vivo, angosciante, amaro fino alle lacrime. Ciò che il lettore può fare è ascoltare una confessione, una verità di parte, certo, ma intimamente vissuta. E allora comprende che un danno, per quanto devastante, si può riparare, si può curare. E, con un po’ di fortuna, si può trovare il coraggio di perdonarsi.

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