Piccoli equivoci senza importanza

Piccoli equivoci senza importanza
Tonino, Leo e Federico sono tre amici di vecchia data. Le loro strade si separano quando Tonino e Federico si iscrivono a Lettere moderne, mentre Leo sceglie Lettere classiche. Per un disguido burocratico, quest’ultimo viene immatricolato a Giurisprudenza. Un lapsus del segretario dell’Università (che definisce lo sbaglio amministrativo un piccolo errore senza rimedio, correggendosi poco dopo con un piccolo errore senza importanza), sarà fausta profezia per la fortunata carriera giuridica di Leo. Anni dopo i tre si ritrovano in un’aula di tribunale: Leo chiamato a giudicare Federico (accusato di terrorismo) e Tonino in veste di cronista. Narratore inerme, Tonino intraprende un viaggio interiore tra presente e passato, dove sono vivi i ricordi del periodo giovanile, di quel legame d’amicizia così intenso da far sembrare i ragazzi un essere uno e trino, tanto da arrivare a dividersi l’amore della stessa donna, Maddalena, una ragazza dai capelli rossi che a passo di danza aveva portato Leo e lo stesso Tonino verso ideali di rivoluzione, ma non Federico che, come sappiamo, aveva seguito un altro percorso e tutto per quel “piccolo equivoco senza rimedio… pardon, senza importanza”... Amelia e Guido sono due anziani fratelli che hanno sempre vissuto nella stessa casa, i loro letti separati soltanto da un muro. Guido è malato, una patologia dolorosa, lacerante, delirante; Amelia gli somministra potenti dosi di medicinali: forse antidolorifici, forse calmanti. La terribile malattia di Guido porterà Amelia a riflettere sul proprio passato, sul rapporto con i genitori e col fratello. Emergerà così rancore, o forse il dubbio del rancore; odio, o forse la paura di odiare; invidia, o forse la segreta, inconfessabile ammirazione...
Negli undici racconti che fanno parte di questo piccolo ma intenso volume uscito per la prima volta nel 1988, Antonio Tabucchi ci ricorda che siamo esseri umani gettati al corso degli eventi, dove anche minimi ed insignificanti dettagli concorrono in modo potente alla definizione del nostro destino. I piccoli equivoci, solo apparentemente senza importanza, lavorano nell’ombra, macerano le certezze, mettono in discussione le nostre convinzioni affettive. L’esistenza è un Rebus dove tutto è legato al caso. Unica certezza è il dubbio, l’inquietudine che ci fa chiedere "cosa sarebbe successo se…", l’attraente fascino delle strade non percorse, del non detto; l’insopportabile voglia di riscrivere in qualche modo sorti della nostra esistenza. Di certo non si può tornare indietro e il destino ineluttabile e tiranno sembra consegnarci inesorabilmente ad un futuro di solitudine, sbattendoci nel bel mezzo di una strada anfosa. Lo stile lineare e intenso sembra fungere da cornice al disordine degli equivoci; come in un quadro di Pollock, piccole gocce apparentemente confuse, ritrovano compiutezza nel prodotto finale.

 

 

 

 
 
 
 
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