Poche parole che non ricordo più

Poche parole che non ricordo più
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Quella sera d’inverno era andata a finire con lui e Gargiulo che scappavano via sulla Vespa bianca, mentre dei soggetti armati di bastone li inseguivano. Gargiulo era l’amico musicista che aveva suonato il blues in giro per il mondo. Era tornato e diceva di poter insegnare finalmente moltissime cose, in particolare come diventare poeta. Si trattava solo di prendere la mano, di saper adattare in maniera naturale le parole a cadenze e ritmi. Poi lo aveva lasciato a piedi ed era andato via sulla Vespa, senza aggiungere altro a meglio precisare l’identità degli energumeni che gli erano alle calcagna, né il perché di quella fuga. Anni e anni dopo Gargiulo tornò a bussare alla porta del suo amico. Favoleggiava di Cina e di Fiume Giallo, di un film con una trama semplice e a suo dire originale. Al di fuori della città vivevano uomini espulsi dalla comunità che avevano ritrovato anche grazie all’ausilio di certe letture una forma di associazione che era più congeniale a loro, e in pieno abbandono rispetto alla natura circostante assumevano forme di “non umanità”…

Enrico De Vivo, nativo di Nocera Inferiore, è noto soprattutto per la sua collaborazione con Gianni Celati (Racconti impensati di ragazzini, Sonetti del Badalucco nell’Italia odierna) e per aver fondato con Gianluca Virgilio la rivista letteraria “Zibaldoni e altre meraviglie”. Definire Poche parole che non ricordo più come un romanzo è qualcosa che richiede come minimo uno sforzo di coraggio e fantasia, oltre a una certa dose di approssimazione nell’appiccicare etichette. Perché in effetti questo libro non ha quasi nulla del romanzo: la trama è volutamente inconsistente, i personaggi sono moltissimi e opalescenti, si può dire addirittura che il protagonista e voce narrante pressoché non esista o non agisca. Se questa indefinitezza a volte aiuta l’autore a toccare vette quasi liriche, non lo salva comunque dal vuoto pneumatico del libro, che a tratti veleggia verso l’onirico, con l’intento neanche tanto nascosto di voler stupire il lettore. Obiettivo ambizioso, ma lontano dalla realizzazione. Giudizio troppo severo? Può darsi, ma risulta arduo anche solo addentrarsi oltre la metà del libro, proprio per questo suo andamento sincopato, irrazionale, indigeribile.



 

 
 
 
 

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