Political tv

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Tina Fey imita Sarah Palin al Saturday Night Live, sulla NBC, e in qualche misura influenza la sua mancata elezione a vicepresidente degli Stati Uniti. Kevin Spacey dà volto all’assenza di scrupoli di certa politica in House of cards, decretando il successo commerciale di Netflix. Stephen Colbert inventa la parola “truthiness” nei suoi monologhi in The Colbert Report, su Comedy Central, per definire quella sensazione per cui se una notizia parla alla nostra pancia allora è vera, per forza. Anche se la notizia è che Saddam Hussein detiene armi di distruzione di massa. Siamo esposti ogni giorno alla “political tv”: è un fenomeno che va oltre i notiziari, oltre il fatto stesso di possedere un televisore. A dare un senso alla politica non sono tanto le convention, i programmi e i proclami, ma la narrazione costruita intorno a essi. Un percorso che si interseca con l’evoluzione del sistema televisivo, dai grandi network ai canali via cavo fino a oggi, il predominio dello streaming e del pubblico che fa il live twitting dello show che sta guardando. C’è spazio per molte riflessioni: esiste ancora il pubblico di massa? Qual è il confine tra informazione e intrattenimento? Fino a che punto un qualsiasi programma tv influenza le nostre scelte di voto? Domande che hanno avuto risposte lineari, negli ultimi decenni, finché Donald Trump è comparso sulla scena politica e ha sbaragliato le carte...

I nostri nonni ci hanno insegnato che se lo dice la tv, allora è vero. I nostri genitori ci hanno insegnato a cambiare canale per scegliere ciò che ci piace, o che corrisponde alle nostre idee. Il telecomando è potere, dicevano. Poi è arrivato Internet e abbiamo dovuto imparare da soli, e trovare per conto nostro nuovi strumenti per capire il mondo e prendere decisioni. Il concetto alla base di questo libro è molto saggio: i programmi tv che parlano di politica, da The Good Wife al Daily Show, possono essere apprezzati solo da chi già conosce il sottotesto. Da chi è informato quel poco che basta per cogliere tutti i riferimenti. Se nella puntata di una serie tv si parla di un ragazzo afroamericano ucciso dalla polizia, sappiamo che non è solo fiction. Lo sappiamo perché ci richiama alla memoria una serie di fatti, e su quei fatti abbiamo un’opinione che si basa sui nostri valori: la serie tv ci racconta qualcosa che già sappiamo perché il suo scopo non è informarci, ma sintonizzarci su un sistema di valori comune. Valori che spesso e volentieri esprimiamo sui social media, dove la maggior parte dei nostri amici la pensa già come noi. Internet non ha ucciso la tv, piuttosto l’ha amplificata. Il tassello che manca è comprendere i meccanismi sociali ed economici che stanno dietro a tutto questo, e Political tv svolge questo compito alla perfezione.



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