Poliuretano

Poliuretano
Un ragazzo depresso tenuto in cura dal padre medico tenta il suicidio; un asmatico la vigilia di Natale fa un salto in un supermercato di Stevi Stefan, in Montenegro; un adolescente sovrappeso oscilla tra il porno ed un amore infelice; una coppia approfitta della piscina di un agriturismo chiuso per le sue evoluzioni sessuali; un ragazzo in vacanza in Croazia si trova in difficoltà durante una nuotata; due sfigati si abbuffano di hamburger e seducono un manichino; un diciassettenne sogna di sedurre una biondona dell’est e una coetanea dark; un perdigiorno si fa bello agli occhi di un ragazzino albanese; un maniaco delle armi tenta di sedurre una ragazza senza successo; tre giovinastri tentano di scandalizzare chi li conosce e molestano un’handicappata; una comitiva di ragazzi va in vacanza a Riccione; gioie e dolori dello stare con una ragazza animalista; un tipo si innamora di una barista che lavora con un suo amico; uno studente non si presenta all’esame di anatomia...
Non nascondo di essermi avvicinato a questo libro con una certa dose di diffidenza, nonostante la copertina ‘d’impatto’: una acuta sensazione di deja-vu, un sottilissimo fastidio, una irrefrenabile noia mi colgono infatti inesorabilmente ormai da tempo al cospetto della pletora di antologie, romanzi (o sedicenti tali) su giovani, droga, violenza, sesso e rock’n’roll che stilisticamente possiamo grossolanamente ascrivere al gruppo dei ‘cannibali’ che terremotarono la letteratura italiana più di un decennio fa. L’indiscutibile energia di quel movimento si è esaurita ben presto, e i suoi odierni epigoni mascherano la mancanza di talento con il ricorso a immagini scioccanti (?) e con l’uso di un linguaggio ‘giovane’ (mio dio), mentre gli editori ci mettono il carico da 11 usando in quarta di copertina l’espressione ‘generazione x’, al che di solito mi vedo costretto a gettare i volumi in questione tra le fiamme mormorando preghiere agli antichi dei. La lettura di Poliuretano, malgrado le minacciose premesse, si è rivelata invece una piacevolissima sorpresa: nello stile scarno ma perversamente affascinante del giovanissimo Paolo Mascheri c’è davvero qualcosa di nuovo. L’ossessivo ricorso ai temi della farmacologia (non parliamo necessariamente di psicofarmaci, attenzione), dei motori e dell’acqua, lo straziante senso di solitudine che pervade le vite dei suoi anti-eroi, che come topi di laboratorio si dibattono nelle gabbie di piccole vite infelici, intrappolati in reiterazioni che nemmeno tentano di spiegarsi: tutti segnali di un talento acerbo ma ribollente. Intendiamoci, tali buone premesse andranno confermate, magari mettendole alla prova sulla lunga distanza di un romanzo, e cercando di non abusare delle tematiche presenti in questa antologia, ma nel frattempo Poliuretano si legge con piacere ed emozione, tutto d’un fiato, e ‘Rimmel come fango’, ‘Mamma, regalami l’atomica’ e ‘Vanessa’ sono scariche elettriche che si fatica a dimenticare.

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