Polvere

Polvere

Pietro Clostermann è un uomo sconfitto, fallito, in bolletta. Fra non molto i risparmi cominceranno a scarseggiare, ma non ancora. Certo, una volta era a capo della sicurezza di una grossa azienda. Era una persona stimata, uno che sapeva il fatto suo e sapeva come farsi rispettare. Questo era prima, però, prima che perdesse interesse per il lavoro, prima che lo licenziassero per scarso rendimento. Beh, più che scarso, rendimento nullo. Pietro si è adagiato sui suoi fallimenti, quindi. Tutto sommato, non è neanche male. Nessun obbligo, nessun dovere, nessuno stress. Ma perfino la beata indolenza è destinata a mutare, prima o poi gli obblighi e i doveri tornano a cercarti. Nel caso di Pietro, doveri e obblighi arrivano travestiti da signora anziana in lacrime. La vecchia suona alla sua porta all’improvviso, una mattina di un giorno qualunque. Si fa aprire, si fa accompagnare allo studio, gli chiede aiuto. Aiuto a Pietro Clostermann, uno che non sa aiutare nemmeno se stesso? La signora Massafra ha perso la figlia, Silvia è stata uccisa in circostanze non proprio normali e la polizia sembra aver rinunciato a trovare l’assassino. Pietro non è in grado di svolgere una simile indagine e non vuole illudere la vecchia, eppure...

Giallista di razza e scrittore per passione, Pandiani arriva a scrivere romanzi quasi per caso, passando dall’esperienza di fumettista sia come sceneggiatore che come disegnatore. Nel suo piccolo, tuttavia, arriva a creare degli investigatori che in qualche modo rimangono nell’immaginario del lettore. È il caso del commissario Jean Pierre Mordenti, forse il più importante, con cui inaugura nel 2009 la sua carriera di scrittore e attorno a cui costruisce ben sei romanzi. Di recente, ha inaugurato anche un ciclo di storie sulla detective Zara Bosdaves che al momento consta di due romanzi. In questo romanzo Pandiani costruisce la storia attorno a un elemento abbastanza quotidiano: reagire all’indolenza. Un meccanismo, dopotutto, già abbondantemente utilizzato anche dai grandi scrittori della scuola dei duri: il detective riluttante, tirato in ballo quasi per i capelli. Anche la caratterizzazione di Pietro Clostermann è, tutto sommato, nel solco del già visto e letto. Disordine, soldi che scarseggiano, il gatto, la fissazione per un particolare cocktail a base di succo d’arancia. Tutti elementi basilari per un giallo classico che non pretende di uscire dagli schemi. Certo, Clostermann non è Marlowe e nemmeno Spade. La sua dimensione è più evanescente, come la sua personalità. Sono gli eventi a girargli attorno, a tirarlo fuori dal guscio che si è abilmente costruito attorno. Forse la cosa più interessante del romanzo è proprio questa, l’idea che prima o poi la vita viene a cercarti e ti costringe a ritornare in carreggiata. Che tu lo voglia o meno, per quanta polvere tu lasci cadere sulla tua vita, prima o poi arriva sempre il momento di scrollarla via e trovare un nuovo equilibrio. Non è detto, però, che tutto ciò possa essere facile.



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