Porno vocazioni

Porno vocazioni

Quando nel 1937 Edwin Herbert Land inventò la Polaroid, tutto si sarebbe potuto aspettare tranne di diventare l’involontario pioniere della pornografia amatoriale. Per la prima volta infatti orde di casalinghe insospettabili, di professionisti col vizietto, di timidi studenti ricoperti di acne potevano sperimentare l’ebbrezza dell’immortalarsi e/o immortalare scene più o meno hard senza l’imbarazzo e l’ingombro di passare per lo stampatore ed il fotografo. Fu una vera e propria rivoluzione dal punto di vista sociologico e del costume, al pari di quella portata anni dopo dal videoregistratore. I prodotti a luci rosse potevano finalmente emergere dal segreto di occhi indiscreti della camera oscura ed essere goduti, scambiati commercializzati liberamente e senza freni inibitori di sorta. Succede così che a metà degli anni Ottanta, in piena preistoria tecnologica, il regista milanese A. M. ‒ noto con lo pseudonimo di Hans Rolly ‒ diviene il più importante antesignano della commercializzazione di videocassette prima e dvd poi di hardcore amatoriale. Figlio di un maresciallo dei carabinieri, Rolly sviluppa sin dalla tenera età una sfrenata devozione per la pellicola. Proiezionista prima, montatore dopo, Rolly bazzica il cinema e il suo mondo con una dedizione al limite del feticismo, comparendo anche come attore in alcune pellicole. All’interno di questa galassia di celluloide inizia presto ad appassionarsi anche al porno, cominciando a girare l’Italia in lungo e in largo per riprendere coppie esibizioniste, commercialisti superdotati, scambisti infoiati e tutto quel microcosmo amatoriale che letteralmente esploderà da metà degli anni Ottanta in poi, fino all’avvento di internet che modificherà giocoforza l’industria e la fruizione del prodotto porno, cancellando e rendendo immediatamente vintage tutto il materiale prodotto fino ad allora. Materiale che proprio Rolly ha contribuito ad ammassare con le sue oltre trecento produzioni (si va disinvoltamente da Pane fregna e mortadella a Casalinghe tettone e figone, a Carne da monta) ma sopratutto con l’inestimabile archivio di quasi quindicimila lettere, inviategli dagli allora aspiranti attori hard. Un campionario impossibile da riassumere ma che va gustato con attenzione e persino con infinita nostalgia non tanto per ripercorrere la storia del porno, quanto quella di un’Italia ingenua, tragicomica e bacchettona e della sua personalissima rivoluzione sessuale...

Un libro che la generazione “Vestro” cresciuta a suon ‒ e non solo ‒ di “Blitz”, “Gin Fizz”, “Blue” e “Le Ore” dovrebbe custodire gelosamente, questa impareggiabile ed esilarante raccolta di centinaia di lettere inviate all’allora regista di produzioni hard amatoriali Hans Rolly e faticosamente scelte – fra le oltre quindicimila – e accorpate con l’aiuto della moglie stessa del compianto Rolly dal giornalista e scrittore Michele Giordano. Un viaggio in un’Italia provinciale e repressa dalla secolare ombra lunga del Vaticano quello in compagnia di Giordano (storico e studioso del genere e delle sue implicazioni sociologiche) davvero imperdibile che parte dall’analisi storica fino ad arrivare alle missive degli improbabili aspiranti attori, spesso accompagnate da foto esemplificative (l’autoscatto del “manzo” con la sua “dote” accanto al barattolo del Vim vale da sola il prezzo del libro), raggruppate da Giordano in enciclopedici riassunti per generi. Si va così dagli “Hardcreativi” ai “Narcisi a luci rosse”, dalle “Macchine da sesso” fino alle straordinarie “Perle di saggezza” ‒ «…mia moglie si chiama Donatella, 31 anni, mora occhi scuri altezza media bel culo, seno un po’ cadente perché ha allattato la nostra bimba. …» ‒ che raccontano molto di più del desiderio e della semplice voglia di trasgredire, ma diviene inevitabilmente specchio culturale e antropologico di un’intera società, compresa l’impareggiabile chicca finale inserita da Giordano alla voce “Savonarola”: «Vi piacerebbe vedere vostra moglie, vostra figlia, la vostra ragazza in quei filmati che girate? E se fosse una di loro ad essere scopata, stuprata, torturata? Vi piacerebbe? E se persone a voi care fossero stuprate e anche assassinate da gente eccitata da quelle immagini che girate? Ci avete mai pensato, anche solo una volta? Certo, si fanno tanti soldi ma usando gli altri come oggetti. Non sono oggetti quei corpi, sono persone non disprezzate questo avviso. Potete riempirvi il portafogli di milioni, di miliardi, ma quando morirete dove sarà il vero tesoro: l’amore? L’amore è rispetto, protezione, delicatezza, donazione». (Anonimo)

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