Pornonazi

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1941. Karl Fußmann, giovane chimico con l'ossessione delle uniformi nere e degli stivali lucidi (e con una vita sessuale poco gratificante) viene assegnato al reparto "Malattie tropicali sottogruppo 9c - Profilassi contro gli insetti" dell'Istituto di Igiene di Berlino. In un laboratorio ingombro di carte e provette, Fußmann e il suo superiore, il giovane sottotenente delle SS Conte Ferfried Gessner (per gli amici Ferrie) cercano agli ordini del dott. Gernot Böhme (inventore dei candelotti lacrimogeni) l'arma finale contro le zanzare che fiaccano la resistenza delle truppe tedesche in Africa a colpi di malaria. Il brillante e vanesio Ferrie ha una pessima fama: si dice che sia un pervertito e abbia una relazione sadomasochistica con una nobildonna perversa. Ben presto Fußmann scopre che in realtà Ferrie è il cervello di un programma di intrattenimento delle truppe hitleriane mediante film pornografici. Pian piano anche il posato chimico delle SS assaggia (e ovviamente apprezza) il sapore gustoso del sesso libero, e si innamora perdutamente di Lotte Kaltenbronn, zelante e biondissima star del porno del III Reich. Intanto, la guerra va avanti inesorabile, e l'Europa affoga nel sangue...

Thor Kunkel è - con le dovute proporzioni - l'Houllebecq tedesco: un geniale e sulfureo bastian contrario che ama attirare su di sé (non solo per motivi propagandistici, si badi bene, ma per vocazione) polemiche sanguinose, e simmetricamente non ama compiacere né la critica più rassicurante né il pensiero dominante. In questo magnifico affresco da 'decadenza e crollo dell'Impero' i temi che si intrecciano indistricabilmente e che Kunkel utilizza come catalizzatori di un plot alla polvere pirica sono tanti: sadismo, feticismo delle uniformi, medicina sperimentale estrema, guerra, pornografia. Una visione esteticamente indulgente del regime nazista (sai che novità, sono cinquant'anni che annamo avanti co sta manfrina) e al contempo poco conciliante con l'immagine politically correct (e falsa) degli Alleati che ci è stata tramandata hanno causato in Germania un vespaio di polemiche. Pretestuose, tutto sommato. Parlando dell'Italietta nostra, scelta di marketing probabilmente azzeccata quella di accompagnare un titolo italiano ammiccante (anziché l'originale Endstufe, Stadio finale) ad una copertina con tanto di pin-up in guèpiere ed elmetto della Wermacht (anziché l'originale copertina bicolore senza illustrazioni). Ma azzeccata non vuol dire felice.



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