Portatile

Portatile

Quasi tutti gli amanti del tennis guardando Roger Federer che gioca strabuzzano gli occhi. Durante una partita del tennista svizzero accade spesso che lui stesso riesca a compiere giocate impensabili per chiunque con una naturalezza sconcertante. “Re Roger” ha incantato il pubblico sugli spalti e ha fatto letteralmente impazzire milioni di persone nel mondo. David Foster Wallace è stato un suo grandissimo ammiratore, ne ha seguito l’inizio della carriera e, in un saggio, racconta uno degli scambi più belli (e anche famosi) tra Federer e Agassi durante la finale degli US Open del 2005. Lo scrittore – si sa – ha amato il tennis profondamente. È stato campione juniores quando era giovane e ha collegato in un celebre saggio la sua passione tennistica a quella per la matematica… Nel 2003 David Foster Wallace insegna al Pomona College in California e ha già pubblicato il suo romanzo più famoso, Infinite Jest: quale sarà il suo programma di insegnamento? Come si approccia al suo ruolo di insegnante? E le mail che scrive ai suoi colleghi? Le sue più profonde riflessioni sulla scrittura, sul ruolo dell’insegnante, sul dono della creatività, la sua costante ironia e la sua sagacia, l’arguzia e la disciplina: tutto questo emerge dal corpus delle sue mail rese pubbliche, un connubio tra la sregolatezza di un uomo geniale e la sua voglia di essere costante, attento, pronto a cogliere ogni mutamento…

Portatile è un “oggetto narrativo”, mi si passi la locuzione, che dovrebbe permettere a chi non ha mai conosciuto né letto nulla di David Foster Wallace, ormai diventato autore di culto, di approcciare alle sue opere. Per cui si parte da stralci del suo capolavoro Infinite Jest e si arriva all’ultimo romanzo incompiuto, Re Pallido, passando per le sue mail di lavoro, il suo programma di insegnamento, alcuni saggi in versione integrale e altri in stralci. Negli USA questa versione “bignami” è molto utilizzata per far sì che alcuni autori siano più alla portata di tutti. Questa curatela vede anche la firma della moglie di DFW. Scongiurata dunque l’accusa di aver creato un libro solo per “vendere” (operazione commerciale che in ogni caso non sarebbe, a mio avviso, da condannare), quello che resta al lettore è un tomo poderoso (quasi ottocento pagine) in cui si passa da stralci di romanzi a email, da saggi a programmi di insegnamento. Personalmente non sono abituata a leggere a stralci un autore per cui mi suscita perplessità smembrare un romanzo e leggerne capitoli a meno che io non stia leggendo un saggio accademico (cosa che Portatile non è). Ho trovato interessante avere la possibilità di “curiosare” tra quelli che sono state le email accademiche di DFW o i suoi interessi come insegnante. Nutro forti dubbi sul fatto che un libro come questo possa far innamorare qualcuno delle opere di DFW. Mi pare si crei solo tanta confusione, un enorme calderone in cui finisce di tutto e in cui ci si perde (e ci si annoia). Magari conviene approcciare con la saggistica se non si vuole l’impatto straniante dei suoi romanzi-monstre. Portatile resta un libro che non entusiasma, una occasione mancata.



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