Portrait

Portrait
Joyce Lussu. “I nomi che portiamo, presagio del nostro futuro”, dicevano gli antichi. Se non presagio, il nome di Joyce Lussu racchiude la multiforme esistenza di questa donna cosmopolita, una vita appassionata che si schiude a poco a poco fra le pagine di questo sincera e appassionante autobiografia. Joyce. Nata fiorentina nel 1912 da genitori marchigiani di ascendenze inglesi, cresciuta all’estero tanto in prestigiosi collegi quanto in ambienti culturalmente informali, sposata (lei che alla nascita faceva Salvadori di cognome) al sardo Emilio Lussu - infaticabile organizzatore della Resistenza italiana durante la Seconda Guerra, lei stessa militante del movimento antifascista “Giustizia e libertà” e più tardi appassionata viaggiatrice e traduttrice di poeti rivoluzionari del Terzo Mondo. Parte da lontano, la storia di Joyce, da genitori “poveri e onesti”: poveri perché, benché figli di agrari ricchi, avevano fin dall’adolescenza contestato i loro padri, la loro posizione sociale e le loro abitudini quotidiane, fatte anche delle “normali attività del giovin signore campagnolo di fine Ottocento” come partite di caccia, cavalcate, ricevimenti. Dai genitori Joyce impara molto presto l’apertura al dialogo e al confronto sociale, alla parità di diritti, alla libertà di opinione. Proprio nella Firenze degli anni Venti, Guglielmo Salvadori, padre di Joyce – docente universitario di filosofia, è vittima delle prime ritorsioni fasciste, e malmenato e minacciato più volte dalle camicie nere è costretto all’esilio in Svizzera. Joyce fa del suo ideale di giustizia e libertà un impegno concreto, che la porta - nella strenua rivendicazione della parità di diritti ma soprattutto di doveri fra uomo e donna - a farsi antifascista e partigiana, affrontando pericolose missioni durante la Seconda Guerra mondiale. Sono gli anni in cui Joyce incontra l’amore di una vita -  “un amore profondo e totale”,  l’eroe di guerra Emilio Lussu, un uomo che condivide con lei passione e ideali, gioie e difficoltà, e non le impedirà mai di seguire le sue aspirazioni ed essere se stessa. Due anime legate da una affinità profonda che, anche lontane, sapranno camminare vicine per lunghi anni, sino alla morte di Emilio. E oltre… Negli anni successivi alla Guerra Joyce saprà anche inventarsi traduttrice di poeti rivoluzionari del Terzo Mondo, per dare voce a chi non l’ha e far rivivere le rivendicazioni alla dignità e alla libertà di ogni popolo attraverso una delle dimensioni più alte dello spirito e dell’identità, la poesia…
Portrait,  pubblicato nel 1988 da Transeuropa e felicemente ristampato oggi da L’Asino d’oro, non è semplicemente per il lettore una pagina di storia che attraversa l’Italia del Novecento passando fra guerre e rivendicazioni di libertà. Nelle pagine di questa autobiografia, che Joyce Lussu ci riconsegna con semplicità e apertura di cuore, quasi in un intimo dialogo, sentiamo rivivere forti – senza mai grandi proclami -  le passioni che hanno animato questa donna coraggiosa e piena di grandi slanci, il suo vivere e lottare per ideali attraverso un impegno sempre concreto. “Vitalità e affettività”, scrive Giulia Ingrao nella prefazione, sono le due parole che facilmente potremmo associare alla vita di Joyce Lussu. Una affettività, un calore, un’apertura che si sentono spesso vibrare nelle pagine di questa autobiografia con toni a tratti commoventi.  Accanto alla passione politica e all’impegno civile - guidati da tensione ideale, tenacia e  forza d’animo, l’amore profondo per il marito Emilio, che sapeva rendere Joyce “felice di una felicità assoluta e fragile come un cristallo sottile che rifletteva il sole”, come sa essere forte e vulnerabile l’amore profondo. Questa donna, così forte e insieme così colma di tenerezza, saprà sentire il marito vicino anche dopo la sua perdita. “A un certo punto sei partito per un viaggio più lungo in posti dove non ci sono uffici postali per mandare cartoline o negozi per comprare regali, ma i pensieri arrivano lo stesso… Forse, se usassi bene gli occhi sotto le palpebre chiuse ti vedrei arrivare da dietro gli archi e i sempreverdi con un sorriso affettuoso e divertito …”. Joyce così forte ma insieme così colma di tenerezza per la nascita del primo nipote, Joyce, che aveva saputo affrontare pericolose missioni ma che era stata piena di interrogativi per la nascita del primo figlio – ne sarebbe stata all’altezza?... Una donna “costruttiva, generosa, capace di vedere il lato positivo e la possibilità della vita”  - ricorda ancora con affetto Giulia Ingrao,  una donna animata da profonde passioni, che hanno saputo guidare non solo il suo impegno civile ma la sua intera vita, facendola volgere con sincera apertura e interesse anche a popoli lontani… Nelle pagine di questa appassionante autobiografia sentiamo pulsare la vita, in ogni attimo, ed è la stessa Joyce Lussu a riconsegnarcene, quasi in un ultimo sapiente congedo, la forza vitale: “Il tempo della vita è la festa quotidiana del flusso, attraverso il corpo, dell’aria, dell’acqua, del calore del sole, del cibo cercato e goduto; è l’insorgere il crescere l’affievolirsi il rinascere di emozioni e di affetti che ci legano agli altri, è il torrente d’idee di pensieri di giudizi di sogni che ogni giorno si riversa nel cervello per essere filtrato negli invasi e nei canali d’irrigazione o espulso come nocivo e inquinato...”.  

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