Postcoloniale italiano

Postcoloniale italiano

Da tempo in Italia è in atto una rimozione del passato coloniale, che ha finito per creare “una memoria distratta ed erronea della pagina africana”. Di quegli anni si sa poco o nulla, non suscitano interesse, è come se non fossero mai esistiti. Conseguenza di tale dimenticanza è una visione scorretta del colonialismo italiano. Questo è riscontrabile sia nella letteratura razzista di epoca fascista sia in quella più istituzionalizzata di sinistra della seconda metà del ‘900. L’immagine del colonizzato non corrisponde mai a quella reale ma a quella immaginata dallo scrittore, che la riduce a stereotipo. L’osservatore (l’autore) non vede l’osservato (l’indigeno), semplicemente lo immagina attraverso le proprie categorie di giudizio intellettuale. L’assenza dell’”altro” equivale alla sua negazione. Di tale problema sono consapevoli gli scrittori provenienti dalle ex colonie italiane, in modo particolare i somali, che nei loro testi usano la lingua italiana per ricordare che è la lingua “matrigna” del colonizzatore, figlia di un colonialismo violento e repressivo. Per cambiare la prospettiva del “povero negro” è necessario lo sviluppo di una letteratura post-coloniale fatta di scrittori italiani e africani, capace di guardare il colonizzato per quello che veramente è e non come oggetto subordinato…
Il colonialismo è una fase della storia italiana pressoché ignorata dall’opinione pubblica. Forse perché l’Italia non è stata investita dalla decolonizzazione come è avvenuto per la Francia o la Gran Bretagna, ma ha perso le sue colonie a seguito della disastrosa sconfitta subita nella Seconda guerra mondiale. Si è preferito così chiudere un occhio sulle vicende coloniali dando vita a una memoria di esse approssimativa, errata, edulcorata. Nemmeno la jalaa, la cacciata dei ventimila italiani dalla Libia imposta da Gheddafi nel 1970, o la stipula del Trattato del leader della Jamahiriya nel 2008 con il governo Berlusconi, hanno destato interesse per l’Italietta colonialista. Postcoloniale italiano si pone invece l’obiettivo di mettere sotto lente critica la storia coloniale, facendola vedere per quello che è stata. Un procedimento che demolisce la favolistica versione dell’italiano che si reca in una terra selvaggia per civilizzarla. Al contrario, il saggio mette in evidenza le falsità propagandistiche così come gli aspetti peggiori della realtà colonialista, come lo sfruttamento del colonizzato, l’atteggiamento di superiorità nei confronti dell’altro, la logica del “lager”. Il progetto curato da Franca Sinopoli, docente di Critica letteraria e letterature comparate dell’Università Sapienza di Roma, è rivolto a colmare il ritardo degli studi sul postcolonialismo e sul neocolonialismo italiani, temi cruciali in una società come la nostra ormai multietnica a tutti gli effetti. Capire il colonialismo significa capire il fenomeno migratorio e il passaggio dell’Italia da paese di emigranti a terra di immigrati. Questo processo, sostiene la Sinopoli nell’introduzione, deve essere osservato attraverso la letteratura, che più di ogni altra disciplina è in grado di cogliere i mutamenti di una nazione. Il volume contiene diversi interventi di linguistica, di critica letteraria, di storiografia, che recuperano tutta una cultura sommersa costituita da romanzi, racconti, memorie, film, documentari, che possono chiarire meglio il discorso coloniale italiano. Il maggior merito di Postcoloniale italiano non sta tanto in una metodologia tecnico-teorica senz’altro efficace, ma nell’aver sottolineato come il razzismo sia stato sempre congenito al popolo italico e che, peggio, è tuttora ampiamente presente nella nostra società. I vari contributi dimostrano, con perizia di dati e profondità di analisi, che la “diversità”, del colonizzato come dell’immigrato, non è altro che un’invenzione non corrispondente alla realtà. Fantasie di questo genere non dovrebbero più sussistere in un paese che si definisca civile. 

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