Potere rosa

Potere rosa
Hillary Rodham Clinton il rischio di essere eletta primo presidente donna degli Stati Uniti d’America non lo corre più, ma mai nessuna rappresentante del (presunto) sesso debole si era avvicinata così tanto alla stanza ovale (come legittima titolare, sia chiaro: non fanno testo le dolci metà dei presidenti in carica e le stagiste paffute). Chissà, forse quel che non è riuscito alla bionda e un po’ legnosa super avvocatessa WASP riuscirà in futuro all’attuale segretario di Stato Condoleezza – Condi – Rice, una specie di caterpillar con i tacchi a spillo che con incrollabile forza e pugno di titanio è riuscita a spianare tutti gli ostacoli che la sua condizione doppiamente svantaggiata (di donna e di nera, nata negli anni Cinquanta in uno Stato, l’Alabama, in cui il segregazionismo bianco era un’odiosa realtà) poneva sulla strada dell’auto-affermazione. Ségolène Royal, invece, alle elezioni per la presidenza francese c’è arrivata e ha perso (…e noi ci abbiamo guadagnato Carlà première femme). Quanto ad Angela Merkel, un passato di scienziata alle spalle, è la prima donna a guidare la Germania dopo, niente meno che, Maria Teresa d’Austria…
In principio fu Margaret Thatcher: antesignana di una (ancor) piccola rivoluzione portata avanti in tailleur e scarpe decolleté, con un tocco di fard sulle guance e l’acconciatura fresca di parrucchiere. Condi, Ségo, Angela, Hillary… Sono sicuramente questi i nomi più familiari della piccola schiera di agguerrite signore che dall’Europa all’America Latina, dagli Usa alla Cina hanno deciso di dimostrare, dandosi da fare nel settore finora più maschile – e maschilista – quello della politica, quanto falsa e tendenziosa sia la vecchia storiella misogina del sesso debole, coi suoi annessi e connessi. In effetti, se c’è una qualità comune alle donne-al-potere-o-quasi che Elena Molinari immortala gustosamente negli sfiziosi medaglioni biografico-aneddotici del suo reportage sul continente rosa della politica, è proprio la forza: un mix dirompente di determinazione di ferro, spirito di sacrificio, spregiudicatezza, coraggio, sagacia e, perché no, uno zinzino di machiavellismo. Inconcepibile, altrimenti, pensar di affrontare gli infidi terreni della politica, attività logorante anche per i maschi più testosteronici, ma in ogni caso più fortunati delle loro omologhe in gonnella, soggette a critiche e colpi bassi non solo per qualche errore sostanziale, ma, all’occorrenza, anche per una sfumatura sbagliata di lip-gloss. Seccature aggiuntive che certo non fermeranno l’onda incalzante del Pink Power. Chiedetelo a Barbie: lei, presidente degli USA, lo è già diventata da un pezzo!

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