Preda

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Jack è un brillante programmatore della Silicon Valley, specializzato in software che imitano agenti biologici. Ha perso il lavoro da qualche mese e fa momentaneamente il ‘casalingo’ accudendo i suoi tre figli. Sua moglie Julia è vice presidente della Xymos, un’azienda che sta per brevettare una rivoluzionaria tecnologia medica: uno sciame di micro-videocamere che, iniettate nel corpo umano, possono fare diagnosi di estrema precisione. Negli ultimi tempi il comportamento di Julia si è fatto sempre più strano: Jack sospetta che lei lo tradisca con un altro, ma il problema è in realtà ben più terribile e minaccia lo stesso genere umano…

La nuova frontiera della scienza applicata è la commistione tra sistemi biologici e sistemi artificiali. Dai chip neurali, in buona parte organici, capaci di velocità di trasmissione dati stellari rispetto anche ai più avanzati chip tradizionali, alla sintesi di molecole su scala industriale tramite agenti batterici modificati, all’ingegneria genetica, alla bionica, fino ad arrivare all’utilizzo di modelli comportamentali animali o biologici nella compilazioni di programmi software. Strettamente connessa a queste tematiche è la cosiddetta ‘nanotecnologia’, che una volta abbandonate le lavagne delle università ed entrata nelle catene di montaggio delle multinazionali, sconvolgerà l’esistenza del genere umano, permettendo interventi titanici anche a livello ambientale. Per ora accontentiamoci del tessuto che ‘sputa’ le macchie o del parabrezza che non fa aderire le gocce d’acqua, per parlare solo di due recenti brevetti. Uno dei più inquietanti punti interrogativi degli scienziati di tutto il mondo al riguardo, è la capacità supposta di eventuali, futuri ‘esserini’ nanomeccanici di riprodursi. Questo li farebbe entrare a pieno titolo nella dinamica evolutiva, rendendo il loro controllo assolutamente impossibile, e dando vita ad una situazione potenzialmente disastrosa per l’ecosistema attuale. Con il consueto tempismo e col suo proverbiale fiuto per l’attualità scientifica si inserisce nel dibattito Michael Crichton, che ci racconta una storia dal ritmo serrato, claustrofobica (il 90% dell’azione si svolge nei dintorni di un laboratorio isolato nel deserto del Nevada) e inquietante, ricca di richiami più o meno sotterranei alla fantascienza cinematografica degli anni ’50 (un esperimento scientifico sfuggito al controllo, una ‘creatura’ in agguato, un’intelligenza aliena ed inumana, e la presenza di parassiti all’interno di esseri umani). Di quella fantascienza però non c’è il pressappochismo scientifico, dato che come sempre Crichton infarcisce il romanzo di divulgazione in pillole alternata a sequenze di azione e brivido, rendendolo una lettura piacevole ed appassionante, anche se – in tutta sincerità - non memorabile.



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