The predator

The predator
Francisco Arce Montes è stato catturato nel 2001 dopo avere ammazzato almeno ventiquattro adolescenti, tutte femmine tra gli undici e i dodici anni, lungo mezza Europa, spingendosi sino in America. La sua infanzia, a detta dello stesso, è stata solitaria e triste, privata di quell’amore famigliare di cui ogni figlio ha bisogno per poter costruire una personalità solida. Quanto è certo è che la sua è stata da sempre alquanto disturbata; lo spagnolo, figlio di una coppia di piccoli commercianti manifestava episodi di ossessione (lucidava pomelli delle porte e bulbi delle lampadine sino allo stremo dimostrando una paranoia da igiene personale e non), depressione e schizofrenia già dalla tenera età. Il rapporto con l’esibizionismo e il sesso femminile lo hanno portato, nel corso della crescita, a sviluppare un’insana mania per ragazzine giovani, di cui ha abusato ripetutamente – molto spesso in ostelli della gioventù – per poi ucciderle. Il caso più eclatante e risolutivo, anche perché Montes ha scorrazzato liberamente per quasi venti anni, è stato quello legato a Caroline Dickinson, tredici anni, violentata e soffocata nel suo letto in Bretagna, dove si trovava per una gita scolastica di qualche giorno. Montes si è poi detto pentito, in sede processuale, ma questo non ha certo potuto lenire le pene di chi ha perso una figlia così barbaramente. Chi è davvero Francisco Arce Montes e quale vita deve avere mai vissuto per essere diventato uno dei più spietati serial killer contemporanei? Ci sono ragioni reali o si tratta di violenze perpetrate per il puro gusto di uccidere? Quale è la considerazione che i genitori di Francisco hanno avuto di lui prima e dopo l’arresto e quanto ha contribuito l’atmosfera famigliare a plasmare la personalità di questo giovane ragazzo?
Come sempre tutti lo definivano "un bravo ragazzo, pacifico e insospettabile". Chissà come mai, ad oggi, queste impressioni fuggevoli sono l’anticamera di qualcosa di assai spiacevole. Chi lo avrebbe mai detto? Forse solo sua madre, che in un’intervista afferma di preferire dormire all’addiaccio piuttosto che sapere suo figlio sotto il suo stesso tetto. Wensley Clarkson non è affatto nuovo al genere essendo un giornalista investigativo per professione ma è poco conosciuto in Italia perché questo è il primo libro inchiesta/documentario tradotto nel nostro Paese. Clarkson ha infatti all’attivo numerose pubblicazioni in America come Doctors of Death, Whatever Mother Says, Deadly Seduction, Slave Girls, Death at Every Stop, In the Name of Satan, The Railroad Killer, The Mother's Day Murder, and Caged Heat (titoli originali in lingua) ed è anche autore televisivo e scrittore di romanzi oltre che di biografie e reportage. Il suo stile diretto e di facile assorbimento insieme alla mania per il dettaglio e la precisione narrativa e informativa fanno di questo volume una notevole prova editoriale, supportata dall’angosciante figura del protagonista, Francisco, sfuggito alla legge per un ventennio, libero di perpetrare tutto il male possibile, come fosse l’epicentro di un’epidemia. Innegabilmente attraente, come lo è il Male nella sua essenza più pura, da sempre.

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