Premiata ditta sorelle Ficcadenti

Premiata ditta sorelle Ficcadenti
“Come, dove e quando l’avesse vista, lo sapeva il Signore. Sta di fatto che, da quel momento, Geremia Pradella non era più stato lui”.Siamo nel 1915 a Bellano, poche migliaia di anime sulle sponde del lago di Como. Geremia ha appena visto la bellissima Giovenca Ficcadenti, un angelo in terra, e ha giurato a se stesso di sposarla. Poco importa se il povero ragazzo, poco più di trent’anni e famoso non di certo per la sua intelligenza (in paese si dice che gli manchi qualche giovedì), non le abbia mai parlato e non sappia chi sia. A Bellano in poco tempo le notizie corrono: presto tutti sanno che la ragazza si è trasferita da poco e aprirà con la sorella Zemia una merceria, la “Premiata Ditta sorelle Ficcadenti”. Il loro arrivo scombussola i bellanesi: in primis i titolari delle due mercerie storiche, da sempre rivali, ma che per l’occasione decidono di far fronte comune contro il terzo incomodo, ma anche e soprattutto la Stampina, una delle fedelissime della parrocchia nonché madre di Geremia, che decide di chiedere aiuto al provosto affinché possa far ragionare il ragazzo, che sembra essere impazzito per la Giovenca...
Un mistero dietro l’altro in questo nuovo romanzo di Andrea Vitali, il “medico scrittore del lago”, autore di più di 40 romanzi tradotti in tutto il mondo. Innanzitutto quel nome, “premiata ditta”: perché premiata? Da chi e quando? E poi queste due misteriose Ficcadenti che sicuramente sorelle non sono: la Giovenca è tanto bella e appariscente quanto la Zemia è “un mucchietto d’ossa”, così brutta da far paura. Ancora: cos’avrà fatto la Giovenca al povero Geremia? Un incantesimo diabolico, forse? E dove va la ragazza ogni giovedì? Questi e altri quesiti tolgono il sonno al prevosto, alla Stampina, alla perpetua, al commissario e a una miriade di altri personaggi, figure di paese tutt’altro che irrilevanti perché le loro storie, i loro piccoli segreti e altre informazioni sono fondamentali per ricostruire un puzzle dal risvolto imprevedibile. Scritto con un linguaggio elegante condito da meravigliose espressioni dialettali e da una saggezza popolare mai dimenticata, il romanzo corale si sviluppa su due piani temporali destinati ad offrirci un exploit finale degno dei migliori thriller. L’ironia, anche se con un retrogusto un po’amaro, ci fa compagnia per tutte le oltre 400 pagine e non è mai fine a se stessa. Così, ridendo e scherzando, possiamo gettare uno sguardo prolungato sull’animo umano e sulle sue ombre che tutti, invano, cerchiamo di nascondere. 

 

 

 

 
 
 
 
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