Prendi quello che vuoi ma lasciami la mia pelle nera

Prendi quello che vuoi ma lasciami la mia pelle nera
Milano. Un cittadino italo-senegalese, impiegato di banca, inizia a raccontare in forma di diario, attraverso delle lettere all'amico Silmakha, la sua quotidianità. Le storie che si susseguono mentre vive la sua città, consapevole e orgoglioso della sua "negritudine", ma altrettanto grato di sentirsi pienamente italiano, servono da spunto per delle riflessioni che coinvolgono il suo sentirsi straniero ed emarginato in quello che reputa il suo Paese. È consapevole che Milano e l'Italia in generale sono ben lungi dall'essere luoghi accoglienti per gli stranieri. Un cumulo di stereotipi ostacola l'integrazione e tutto quello che Silmakha può leggere dalle lettere dell’amico lascia trasparire una certa tristezza, un tentativo di distacco e di elaborazione di problematiche che ogni giorno, pur in varia forma, vengono collezionate dal senegalese. Non si tratta spesso di vicende che lo coinvolgono direttamente, ma rappresentano dei chiari segnali che la situazione - per chi come lui si trova nel Bel Paese per i più svariati motivi e possibilmente con una posizione, anche lavorativa, stabile - stenta a cambiare. Viene prospettata l'integrazione, l'accoglienza, ma quello che accade in realtà è ben lungi dai buoni propositi…
Dietro alcune lettere si nascono riflessioni personali, riflessioni che il lettore di Prendi quello che vuoi ma lasciami la mia pelle nera fa inevitabilmente sue. Un titolo già emblematico che lascia trasparire il sentimento di orgoglio e di appartenenza alla propria cultura, sensazioni che non escludono necessariamente il rifiuto dell'altro inteso come ‘diverso’. La consapevolezza delle proprie radici dovrebbe semplificare l'integrazione, spingere alla scoperta e alla condivisione. Eppure Milano e l'Italia, secondo Cheikh Tidiane Gaye, poeta e scrittore Senegalese e alter ego del protagonista, sono nettamente lontani dall'integrazione e dall'accettazione. La nostra cultura è troppo piena di stereotipi per liberarsene in modo veloce e indolore. L'autore cerca di stimolare un dibattito attraverso i racconti che si susseguono di lettera in lettera. Affermazioni spesso scomode, che riflettono perfettamente una situazione in cui la globalizzazione, l'apertura e lo sviluppo culturale, non sono stati capaci, ancora di dare delle risposte. È questo che chiede Prendi quello che vuoi ma lascia la mia pelle nera: l'ammissione di alcuni limiti del nostro Paese, soprattutto nel quotidiano, e il loro superamento. Su tutto questo si staglia l'identità, tesoro inestimabile, al quale nessuno deve rinunciare. "Voglio essere me stesso, guardare il futuro e difendere i miei diritti. La vita nei nostri paesi è molto difficile, in occidente lo è lo stesso. Quando lotteremo facendo prevalere i nostri diritti abbinandoli ai nostri doveri, continuiamo la nostra lotta: uguaglianza e diritti sociali". 

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