Presenza oscura

Presenza oscura

“Il mio ultimo pensiero – lo ricordo bene. Avevo paura, una paura terribile”. È accaduto tutto di colpo, senza preavviso. Si è ritrovata sdraiata a terra, con la nausea e le vertigini, mentre lucine e ombre indistinte le danzano davanti agli occhi e una confusione di voci le rimbomba nella testa. Una grida di chiamare un’ambulanza un’altra, stridula, urla “Che schifo!”. Lei vuole soltanto dormire, poi si sente scivolare verso il basso, quindi l’oscurità le si richiude sopra. Poi il silenzio. “Troppo silenzio”. Nikka ha sedici anni ed è morta. Per la precisione è stata morta per ventuno minuti. Tutto quello che ha visto, sentito, provato, le persone che ha incontrato in quel corridoio buio nel quale si è ritrovata riesce a ricostruirlo piano piano; ci mette un po’ a rimettere a posto tutti i pezzi e capire che cosa le è successo, finendo persino per mettersi in pericolo. La prima cosa che Nikka sa appena apre gli occhi è che si trova in rianimazione, collegata all’elettrocardiografo che le fa compagnia con il suo bip, e poi che la sua migliore amica Zoe è scomparsa nel nulla e che l’uomo piuttosto anziano dai capelli rossi che vede quando si sveglia è il commissario capo Stark, il quale vuole da sapere da lei cosa ricorda della serata in cui era insieme a Zoe, prima di sentirsi male. È cominciato tutto con l’idea che Zoe le aveva comunicato con l’entusiasmo che la caratterizzava. Non appena aveva letto della festa di Halloween la sera del 31 ottobre in occasione dell’inaugurazione di una nuova discoteca in città, l’amica l’aveva travolta con la sua vitalità e Nikka non aveva voluto fare come sempre la guastafeste. Al contrario di Zoe, a lei le feste non sono mai piaciute. Era successo proprio il pomeriggio di quello stesso giorno, mentre si truccavano per la festa a casa di Zoe, che la sua amica aveva fatto cenno al tizio incappucciato che ogni tanto si aggirava vicino casa e che ora vedevano dalla finestra. Nikka aveva avuto un brutto presentimento e le aveva suggerito di parlare con sua madre e di fare attenzione, ma Zoe, al solito, aveva minimizzato. A Nikka poi era sembrato di aver scorto l’incappucciato fuori dalla discoteca quella sera, quindi l’aveva perso di vista quando erano entrate ed erano state distratte dalla musica altissima. Ad un certo punto Zoe era andata a prendere un drink, ne aveva portato uno a lei (disgustoso, alla ciliegia); Nikka lo aveva appena assaggiato e aveva visto la sua amica andare verso il bagno. Poi tutto aveva cominciato a girare, si era ritrovata a terra, poi in quel luogo buio, freddo e agghiacciante. Quindi il risveglio in ospedale. Cosa le è successo davvero quella sera? Perché continua ad avere allucinazioni spaventose che la tormentano giorno e notte? E dove è finita Zoe?

Wulf Dorn, uno degli autori più noti e amati dagli appassionati di thriller psicologici di tutto il mondo e qui all’ottavo libro tradotto in Italia, scrive un romanzo piuttosto anomalo e non per l’argomento che strizza decisamente l’occhio al paranormale, quanto per la scrittura che sembra destinare il romanzo ad un pubblico più giovane, nonostante le premesse. La storia della coraggiosa Nikka, sedici anni ma testarda determinata e soprattutto pronta a tutto pur di salvare la sua amica del cuore, appare più che altro un grazioso inno all’amicizia, a quel sentimento che nell’adolescenza si nutre di “per sempre” e di pochi dubbi, e Dorn è bravo a calarsi nel punto di vista e nella mente di una giovane di quell’età, fino a destreggiarsi abilmente anche tra pensieri e linguaggio adeguati. Da non trascurare anche un importante rimando alla vita degli adolescenti, e ai rischi a cui sono esposti, nel racconto degli effetti della micidiale droga, cosiddetta “dello stupro”, l’acido gamma-idrossibutirrico (GBL). Però, l’interesse dell’autore – come si evince dalla bella Postfazione (per molti versi la parte più interessante del libro) in cui racconta come le sue domande, le sue suggestioni e le sue curiosità nascano da episodi legati alla sua infanzia e ad una disavventura vissuta nel 2012, oltre che in seguito alla perdita di persone care come capita a ciascuno di noi – è incentrato sulla domanda delle domande. Cosa c’è dopo la morte? Cosa ci aspetta nell’Aldilà? C’è un Aldilà? Rivedremo le persone che abbiamo amato? Spiega Dorn che, per raccontare quello che accade alla giovane protagonista, si è basato molto sui racconti di chi ha vissuto davvero episodi di morte temporanea o premorte, che appaiono accomunati in alcuni punti come il tunnel freddo e buio e la luce bianca. Sono le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre speranze, in certi casi le nostre convinzioni, e non possono non risultare temi affascinanti. Esattamente come hanno affascinato l’uomo da sempre; basti pensare ai tanti esempi di catabasi narrati nella letteratura, da Omero a Dante. Tuttavia Wulf Dorn stavolta è sottotono, la trama pare barcollare e lo stile non convince, a tratti al lettore pare quasi di non riconoscerlo. Il romanzo, pure, risulta scorrevole, non certo spiacevole, e si legge in fretta senza annoiare; si tratta, insomma, del classico page-turner. Basta non aspettarsi il “thrillerone” entusiasmante ed essere consapevoli di leggere una storia dal sapore piuttosto young adult. Due curiosità. Il finale, piuttosto aperto, lascia pensare che possa esserci un seguito; il titolo del romanzo – come ha raccontato l’autore – in origine era Ventuno.



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