Prima che tu mi tradisca

Prima che tu mi tradisca

Bari, 2 dicembre 1943. Da tre mesi l'Italia ha firmato l'armistizio. C'è odore di rinascita nell'aria. Il capoluogo pugliese si lecca le ferite della guerra specchiandosi nei suoi luoghi, nei suoi teatri liberty in cui i soldati alleati se la spassano, nel suo porto illuminato a festa. Come quella notte, la notte del due dicembre 1943 appunto, quando nel cielo terso alle 19.30 uno stormo nero di aerei della Luftwaffe infesta improvvisamente il cielo del capoluogo pugliese. Pochi minuti di bombardamento e la città si illumina a giorno. Esplosioni, sangue, fiamme, onde rosso fuoco che si riversano sul porto distruggendolo, devastando il lungomare, incendiando una città inerme e impreparata. La Pearl Harbor pugliese si consuma in quei quindici drammatici minuti. In una vecchia abitazione poco distante Gianni Cipriani ha solo sette mesi e il destino dalla sua parte. Il bombardamento del porto infatti manda in frantumi la finestra della stanza dove il piccolo, sua mamma Angela e sua nonna sono stipate, mentre una scheggia impazzita e affilata come un bisturi sibila a pochissimi centimetri dal corpicino inerme della creatura. Anni dopo quella disgrazia cittadina e sopratutto quella tragedia personale sfiorata, Gianni incrocerà un'altra Angela sulla sua strada, da cui nascerà la loro primogenita, (neanche a dirlo) Angela – per tutti Angela J. proprio per distinguerla dalla mamma - e sei anni dopo la secondogenita Michela. La famiglia Cipriani va a vivere a Japigia, vero e proprio quartiere dormitorio alla periferia di Bari, dove tra palazzoni grigi senza balconi e prospettive per il futuro, si impara a crescere in fretta, schivando attacchi apache di topini che al posto dei cavalli inforcano motòri preparati perennemente impennati e imbizzarriti, scippi, regolamenti di conti, spaccio di eroina, cocaina, fumo e sigarette di contrabbando a cielo aperto. Michela, che nel '91 ha solo undici anni, vive costantemente nell'ombra e nel mito di sua sorella maggiore Angela J. Anche quel 26 di ottobre, quando, quasi cinquant'anni dopo, un altro rogo è pronto a sfregiare ancora una volta l'anima dei baresi e della famiglia Cipriani. In casa infatti s'è appena consumato il festeggiamento per il compleanno di zio Pasquale tra stelle filanti, frizzi, lazzi e strane inquietudini che hanno per la prima volta attanagliato lo stomaco di Michela – quelle mani lisce dello zio che le hanno sfiorato la nuca, la schiena, bloccandole il respiro e le parole, e quelle strane attenzioni di suo padre verso sua zia... - poche ore prima che un'ennesima esplosione investa la città. Il Teatro Petruzzelli infatti da alcune ore brucia ed erutta fumo sul capoluogo pugliese, come fosse lava di un vulcano. È una tragedia immane per i baresi e non solo, ma Michela ancora non sa che quel miscuglio di eventi pubblici e tormenti privati raggiungerà il culmine quattro anni dopo, quando di Angela J. improvvisamente si perderà ogni traccia...

Antonella Lattanzi bissa il fortunato successo di Devozione - baciato a ragione dalla critica come il miglior esordio del 2010 – con un romanzo impossibile da non amare. Prima che tu mi tradisca è infatti un compendio di emozioni, un magma ribollente di sensazioni, temi, lingue, scritture, capace di commuovere, farti pensare, incazzare, indignare, divertire. C'è tanta umanità dietro lo sguardo da Calimero timido e imbronciato di Michela, adolescente della periferia barese perennemente in competizione con la bellezza e la personalità dirompente di sua sorella Angela, che tutto fagocita e cannibalizza, fino a rubarle la scena persino il giorno del suo primo e più importante appuntamento, quello della sua prima volta, che anziché regalarle il passepartout per il mondo dei grandi, finirà col relegarla definitivamente nel cono d'ombra della sorella maggiore. Non solo. Angela infatti con un perfetto coup de théâtre riuscirà a prendersi l'intero palcoscenico allorquando farà improvvisamente perdere le proprie tracce, sparendo dalla vita di Michela e da quella della loro famiglia. Sarà solo il primo di una lunga serie di tradimenti che come un'infinita catena di Sant'Antonio si consumeranno e bruceranno per tutto il dipanarsi della storia, marchiando a fuoco quasi tutti i suoi protagonisti. A partire da quello verso la città natale, quella Bari mai così personaggio di un romanzo come quella descritta dalla Lattanzi. Una Bari un po' matrona, perennemente in grembiule maleodorante di pesce e mani insozzate di sugo e fritto di panzerotti, così instancabilmente retorica nelle sue manifestazioni amorose, nelle sue tradizioni, nei suoi infiniti conflitti interiori, vittima e carnefice di una criminalità in perenne osmosi con se stessa, come fosse un tatuaggio impossibile da sradicarsi di dosso, ma infaticabilmente protettiva verso i suoi figli, fino a costringerli alla fuga, prima di poterla poi fatalmente tornare ad amare. Con uno stile diretto, colloquiale, gergale – una lingua cesellata e cucita su misura su ogni singola scena del romanzo -, la giovane scrittrice barese plasma un mondo dove amore e odio sembrano inestricabilmente fondersi in un magma comune, un magma dolce e doloroso, da solo capace di muove i fili del destino di un'intera famiglia in cui, come recita la quarta di copertina, “[...] si conosce un solo modo per stare insieme, farsi del male”.



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