Prima persona

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Australia, anni ’90. Kif Kehlmann, aspirante scrittore tasmaniano riceve, grazie all’amico Ray, l’incarico di scrivere, come ghost-writer, l’autobiografia di Siegfried Heidl (capo di Ray) autore di una delle più grandi truffe che il Paese ricordi. Non hanno molto tempo solo le poche settimane che separano Heidl, fuori su cauzione, dal processo per bancarotta fraudolenta, quindi si mettono subito al lavoro. Ma l’impresa si rivela subito problematica. Heidl si presenta con un memoir di 12.000 parole, ma colmo di lacune; svicola ad ogni domanda che Kif gli pone per riempire i vuoti, finge di avere mille impegni e scompare per ore, inventa avvenimenti, circostanze, lasciando un alone di mistero e di incompiutezza che lasciano lo scrittore a mani vuote, costringendolo ad inventare, a mentire. Questo atteggiamento porta Kif ad una sorta di nevrosi, litiga di continuo con la moglie Suzy, in attesa di due gemelli, inizia ad odiarla, ad odiare la sua bontà, la sua saggezza spicciola e il suo ottimismo. Capisce che si sta lasciando corrompere dalla personalità di Heidl: bugiardo patologico, invadente nelle vite altrui (di cui sa tutto), traviato dal crimine e malvagio. Il legame tra i due diventerà così pernicioso da arrivare ad un culmine da cui sarà impossibile uscire…

“Penso che leggere sia uno dei mezzi più potenti che ci resti e che nel momento in cui la privacy è messa a dura prova, leggere è un atto sovversivo e i romanzi una nuova controcultura”. Questo ha detto Richard Flanagan in un’intervista rilasciata a Rai Letteratura, durante lo scorso Festivaletteratura di Mantova. Tasmaniano, autore di molti romanzi tra cui Solo per desiderio e il libro vincitore del prestigioso Book Prize nel 2014, La strada stretta verso il profondo Nord, in questo massiccio romanzo Flanagan ci racconta la vita e le sue due facce: quella buona, credulona, inserita nel sistema (Kif) e quella opposta che il sistema lo inganna, lo sbeffeggia e che ha noia della bontà (Ziggy Heidl). Il ghost-writer si crede superiore, per genio, creatività, etica, ma a poco a poco si trova risucchiato dalla personalità così intensamente fisica e a suo modo affascinante del truffatore. Ci si trova davanti a Jekyll e Hyde scorporati, fino a quando si fonderanno in un unicum così adesivo che nelle urla della moglie mentre affronta il drammatico parto gemellare, Kif risentirà la voce di Heidl. L’io narrante, Kif stesso, ci fa attraversare tempo e luoghi a zig zag, ma la profonda bravura di Flanagan aiuta a mantenere sempre la rotta. Lo stile? Fa largo uso del sottotesto, a è volte catartico, spiazzante quando cambia registro e da ironico diventa poetico o viceversa, tiene saldamente la salita della tensione, molto descrittivo ma non sfocia mai nel descrittivismo, sono sempre descrizioni funzionali al messaggio, come l’arredamento improbabile degli uffici della casa editrice, che sono simbolo della insensatezza e superficialità della letteratura australiana dell’epoca (anni ’90). Khelmann diventerà così immensamente Heidl da abbandonare la letteratura (dove c’è sempre una verità da trovare) e si realizzerà pienamente nel mondo della televisione come autore di reality show e di fiction. Cosa c’è di più facile di una bugia?



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