Primo venne Caino

Primo venne Caino

Leo Malinverno, spigliato e avvenente giornalista investigativo de “Il Globo”, si trova in Grecia, sull’isola di Santorini, con la sua innamorata Eimì, fanciulla in esplosione di beltà e grazia, di vent’anni più giovane, quando una telefonata lo convince a rientrare in Italia. A chiamarlo, l’amico Guerci della squadra mobile della Questura, sezione Omicidi, che gli chiede di incontrare il collega dell’arma dei Carabinieri Maggiore Sgrò per aiutarlo in un caso allarmante. A Roma, infatti, pare si stia aggirando un assassino pericolosissimo. Gli indizi lasciano supporre si possa trattare di un serial killer. Sgrò sente che le indagini stanno andando a rilento, ma se un abile esperto dei media come Malinverno facesse uscire lo scoop dell’omicida seriale, forse le forze dell’ordine sarebbero costrette a dare un nuovo impulso alle ricerche. Malinverno colpisce nel segno. In redazione, però, i garbugli di potere imperversano, soprattutto ora che l’Everest, capo assoluto della Testata, è ricoverato moribondo in ospedale e a sostituirlo c’è un personaggio che di nome fa Lembo e più ottuso di lui, nessuno mai. Leo non è un tipo facile alla resa. Mettersi sui passi del massacratore senza volto è un’impresa estremamente impegnativa sotto ogni profilo. Non c’è tempo da perdere. La Città eterna è sotto l’assedio del terrore. A salvarla sarà determinante la caparbietà e l’intelligenza, oltre che l’intuito, del mitico Leo Malinverno. Ma il prezzo da pagare per lui e per coloro che circuitano intorno alla sua vita sarà altissimo...

Torna, con Primo venne Caino, il personaggio riuscitissimo di Leo Malinverno, che gli amanti del thriller hanno potuto conoscere nell’esordio letterario di Mariano Sabatini: L’inganno dell’ippocastano, pubblicato nel 2016 sempre da Salani. Sabatini è un notevole scrittore, giornalista a sua volta e autore di programmi televisivi di successo. Per la sua opera prima si è guadagnato i premi Flaiano e Romiti. Primo venne Caino promette bene, a guardare dalle recensioni generose ricevute. Il merito è d’altra parte innegabile. La penna che muove la trama della serie Malinverno è brillante e accortamente dosata. Sabatini riesce ad appassionare il lettore, intrattenendolo con una narrazione fluida che, pur restando aderente al genere noir, si fa apprezzare per i risvolti psicologici che interessano i personaggi, ma ancora oltre per le vicende personali di ciascuno di essi, che si schiudono come matrioske. Malinverno è un protagonista degno del romanzo contemporaneo. Più umano che eroe, capace di grandi gesti senza platealità, coraggioso e fragile al contempo, fascinoso e tormentato da mille dubbi, incolla lo sguardo alle pagine e arricchisce quella che dovrebbe semplicemente limitarsi a essere una storia di suspense e sangue, con ingredienti inediti, intriganti. Belle le parti dedicate alle relazioni: quella del cronista con il vecchio e fallito padre ‒ scontro generazionale e conflitto caratteriale ‒, con la fidanzata, troppo baby e troppo diversa ‒ sensi di colpa o paura d’amare? ‒, con l’amica Carla, impareggiabile ascoltatrice, sorella mancata ‒ specchio degli addii, prova disarmante del graffio delle separazioni. Belle le citazioni di libri e ricette, appetitosi e abbondanti entrambi. Bella la dietrologia dell’omicida seriale, tutt’altro che un mostro, furbo e vendicativo, emblema del male che suo malgrado lo ha travolto. Bello lo spunto di riflessione che si apre a proposito dello straordinario e bombarolo potere della stampa, tema alquanto scottante ai giorni nostri. Primo venne Caino: un libro consigliato, una inattesa sorpresa.



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