Prologhi

Prologhi
“Scrivere non era un’occupazione degna di Macedonio Fernández. Viveva (più che alcun’altra persona a me nota) per pensare. […] Cercava di nascondere, non di sfoggiare, la sua straordinaria intelligenza; parlava come ai margini del dialogo, eppure ne era il centro. […] Il tono abituale era di cautelosa perplessità”… “Lugiones ha scritto che i lunghi periodi di Cervantes non trovano mai la fine; la verità è che quasi non la cercano. Cervantes li lascia cadere senza premura, per lettori che non si sforza di incuriosire e che tuttavia incuriosisce”…
“Il prologo, quando gli astri sono propizi, non è una forma subalterna del brindisi; è una specie laterale della critica”. Così recita il prologo a questa raccolta di prologhi a libri di diversi autori, e suona decisamente come una dichiarazione di intenti del grande scrittore e poeta argentino, impegnato con quest’opera in un vero lavoro da critico. Il suo impegno si è spesso orientato a far conoscere autori conterranei poco noti al di fuori dei confini geografici e questo si evince in maniera particolare da questi scritti. Così, accanto a Franz Kafka, a Henry James, a Lewis Carroll, a Miguel de Cervantes troviamo autori come Macedonio Fernández, Thomas Carlyle o Hilario Ascasubi, che definisce “sacrificato dagli storici della letteratura” per una serie di circostanze; si tratta di scrittori nei confronti di alcuni dei quali Jorge Luis Borges sente di essere in certo modo debitore. Di tutti racconta un po’ la biografia, riporta qualche verso, mescolando esperienze e ricordi personali e arricchendo in tal modo il prologo fino a farne un valore aggiunto del libro al quale è destinato. Rammenta Borges che nel teatro elisabettiano il prologo era un personaggio, un attore che sul palcoscenico annunciava la trama del dramma. Ma in quelli che scrive lui non si limita certamente a questo perché la veste critica che dà ad ogni scritto ne fa un’opera d’arte esso stesso. Basterebbe leggere il prologo di Cronache marziane di Ray Bradbury, un curioso excursus sulla Sci-Fi a partire da Luciano di Samosata. E poi Wilkie Collins, l’adorato Walt Whitman e Stanislao Del Campo, che scopriamo essere “il più amato dei poeti argentini”. Deduzioni, citazioni, riflessioni, accostamenti anche apparentemente arditi: colto, coltissimo il Borges che si incontra in queste pagine. Pubblicato per la prima volta a Buenos Aires nel 1975, in questo lavoro confluiscono prologhi selezionati dall’editore Torres Agüero e scritti in un arco temporale che va dal 1923 al 1974. Decisamente consigliato soprattutto agli appassionati di letteratura argentina che hanno così l’occasione – e che occasione!- di conoscere autori altrimenti poco noti, ma interessante di certo per chiunque ami lo stile denso, immaginifico e ricchissimo di Borges.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER