Psicologia del male

Psicologia del male
“Non c’è niente di più facile che condannare un malvagio, niente di più difficile che capirlo” (Fëdor Dostoevskij). La dicotomia tra bene e male può essere spiegata, o almeno interpretata, evitando errori di attribuzione ma affrontandola attraverso una lucida esegesi che non fa rima con giustificazionismo. Si parte da classici "esperimenti" che hanno illuminato in modo determinante il cammino della Psicologia sociale: l'esperimento Milgram, con il quale nel 1961 si volle riprodurre in "laboratorio", con l'aiuto di studenti volontari della Università di Yale, la condotta di Eichmann, ricreando con estrema facilità le dinamiche soverchianti del rapporto aguzzino-vittima; l'esperimento di Darley e Latanè, realizzato presso l'Università di New York, nato da un fatto di cronaca (una ragazza viene violentata nell'indifferenza) inspiegabile in apparenza ma legato a ben precisi meccanismi non appartenenti solo ai "cattivi". Episodi di cronaca famosi, poi, aiutano a concretizzare e contestualizzare il male: la tragedia dell'Heysel (dove in uno stadio festoso, e troppo fatiscente, una folla anonima si fa invasata e assassina), le torture di Abu Ghraib (carcerieri de-individualizzati diventano aguzzini di prigionieri de-umanizzati)…
Piero Bocchiaro, palermitano e attualmente ricercatore presso l'Università di Amsterdam, ci accompagna in questo articolato percorso ad ostacoli nelle pieghe dell'orrore senza morbosità o ansia di giudicare ma con la naturalezza di chi ha studiato a lungo certi fenomeni ed è capace di affrontarli con un approccio "clinico" e pacato. Un volume - che vanta la prefazione di uno dei luminari della materia, Philiph Zimbardo - adatto alle mascelle di chi già mastica Psicologia per mestiere ma anche di quelli che nutrono interesse e/o repulsione per la "banalità del male". L'asettica evidenza sperimentale, e quella più cocente della cronaca, ci pone di fronte ad una inquietante "normalità" di certi atteggiamenti negativi, come indurre scosse elettriche o ignorare le sofferenze altrui, e ci spinge a chiederci se davvero saremmo capaci anche io in determinate situazioni di agire in modo abominevole: la psicologia clinica ci dice che possiamo e questo fa parte di un certo istinto ancestrale, di una sorta di "oblomovismo" delle coscienze. Il melmoso vortice di "nera" di questi ultimi mesi - ci riferiamo al delitto di Avetrana a quello di Bremabate, ma anche al caso delle gemelline scomparse in Svizzera - ci ha sommersi ponendoci di fronte ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, a degli interrogativi che riguardano cosa sia davvero il male: l'orco, il mostro, la perversione non sono poi entità così lontane, si tratta solo del lato oscuro che può saltare fuori all'improvviso da un tranquillo e lindo tinello di provincia. L'audience, che sembra essere diventata l'unica unità di misura possibile in questa nostra mediacrazia, è direttamente proporzionale alla curiosità morbosa del telespettatore medio, cresce in modo esponenziale all'orrore e si impenna ogni volta che le anime nere escono allo scoperto e fanno sentire il loro macabro fruscio. Mentre il confine tra buoni e cattivi vacilla sotto il peso del telecomando.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER