Psyconegozio

Psyconegozio
Adam Maser è solo un nome di comodo, un compromesso (il suo nome dovrebbe suonare meglio come Magfaser). È un tipo divertente, ti sorride sempre come se volesse farti le fusa, ha la pelle talmente rosea da sembrare a chiazze, i capelli ancor più rossi, corti e dritti. In realtà, dice lui, si considera una sorta di esperimento. Gli scienziati lo osservano come in un terrario, che poi sarebbe il suo negozio. Bottega Oscura lo chiamano in Italia, anche se sarebbe corretto chiamarlo Buco Nero, singolarità. Nel negozio di Maser tempo e spazio non hanno senso, lo trovate a due passi dal Foro Etrusco di Tanaquilla, in pieno centro a Roma. Non si compra e non si vende nulla nel negozio di Maser senza lasciare qualcos'altro in cambio. Si acquistano e si scambiano attività psichiche, elementi di anima, tipi diversi di sesto senso e amenità simili. Alfie non pensava di dover tornare a Roma così presto ma certo non poteva dire di no al suo caporedattore. La fama di Bottega Oscura a Roma si è diffusa al punto tale da richiedere un articolo sulla prestigiosa rivista "Rigadoon". Come cronista di punta, tocca ad Alfie volare nella Città Eterna e trovare Maser. Non pensiate sia poi così difficile, basta solo frequentare le persone giuste e fare le giuste domande ed eccovi seduti ad uno sgabello di un bar davanti al simpatico Maser...
Curioso destino ha avuto questo romanzo, pubblicato nel 1998. Iniziato da Bester e concluso da Zelazny, ha visto la luce solo dopo la morte dei suoi autori (1987 Bester, 1995 Zelazny) e si può quindi definire doppiamente postumo. Tuttavia, coincidenza a parte, l'opera è senz'altro figlia di entrambi. Ad un inizio nebuloso, minimale, studiato per indurre il lettore a proseguire e dipanare la trama come nella classica tradizione della letteratura di Bester, corrisponde una tematica tipica di Zelazny: la pluralità degli universi. In effetti, l'elemento scientifico è ridotto all'osso a favore di contenuti e temi utilizzati dall'autore anche nelle sue storie fantasy. A differenza di altre opere di Zelazny, però, qui non ci si chiede se tali universi esistano realmente o siano prodotto della tecnologia (o della magia, a seconda del genere coinvolto). La possibilità di accedere a tali universi apre molteplici prospettive narrative e soprattutto ci presenta una colorata carrellata di personaggi. Dalla figura classica dell'alieno al personaggio storico, all'uomo comune da un presente alternativo o da un futuro ancora da venire. Tutte comunque apparizioni dotate di uno humour tutto particolare e assolutamente non banale. Esempio fra tutti: l'assurdo abitante delle Pleidadi che parla usando i toni della Quinta sinfonia di Beethoven e, per questo, è perseguitato proprio dal fantasma del musicista. Più di un romanzo si tratta di un palcoscenico virtuale, in cui ogni personaggio si presenta e diventa una macchietta gustosa o una finestra aperta sul nonsense. La trama certo tende a svaporare nel defilée dei vari personaggi ma il lettore non ne avverte quasi la mancanza. Il ritmo narrativo, del resto, è sempre elevato grazie ad un linguaggio mai deficitario. Minimale e asciutto, quasi da romanzo giallo all'inizio (tipico di Bester?). Decolla poi fino a diventare allusivo e a nascondere perfino qualche citazione letteraria (merito di Zelazny?). Sfiorando la classica tradizione anglosassone dei romanzi "surreali" come Attraverso lo specchio o Ulisse, il romanzo meriterebbe forse anche una lettura in lingua originale.

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