Pubblici discorsi

Pubblici discorsi
I discorsi, così come gli uomini, vanno e vengono, e quando il tempo che ci separa da essi è inesorabile lentamente svaniscono. Una forma d’immortalità e comunque possibile, per gli uomini è il ricordo e per i discorsi è la scrittura. Immaginatevi scrittori e immaginate di raccogliere, a caso, gli interventi pubblici più importanti della vostra vita. Il filo conduttore tra questi vostri “pubblici discorsi” sarà solamente la vostra esistenza e l’intensità dei momenti che avete trascorso. Discorsi pronunciati negli anni e che trattano di agenzie ippiche e biblioteche, di filosofia e lingue inventate, di Anna Karenina e delle bandiere anarchiche. Il libro diventa un contenitore in cui è lecito mettere tutto, dai casi personali e «insignificanti»,  alle riflessioni più profonde. Ripercorrere la propria “vita pubblica” attraverso il racconto, un racconto talvolta nostalgico, malinconico e talvolta spiritoso o addirittura ridicolo ma che poi si rivela sempre intenso e fondamentale all’interno del proprio cammino esistenziale...
Paolo Nori (Parma, 1963) è un romanziere esperto di lingua e letteratura russa che nei suoi Pubblici discorsi si scopre saggista di talento "ma con un pò di vergogna" ci dice, perchè i discorsi che troviamo nel libro sono stati scritti "molto velocemente", cosa di cui, a quanto pare, è impossibile vantarsi; Nori cerca, infatti, un confronto con L'elogio della follia di Erasmo da Rotterdam in cui il filosofo si burlava di coloro che scrivono i loro testi troppo velocemente. Lo stile di Nori resta comunque sempre lo stesso, alla ricerca d’una scrittura che assomigli sempre di più al linguaggio parlato, non al linguaggio aulico e artificiale ma a quello di tutti i giorni, usato dalla gente, caratteristico per le sue ripetizioni e le sue scorrettezze.  Sulla quarta di copertina, una sola frase, senza presentazioni ed estrapolata volutamente dal contesto: “Secondo me, adesso io non sono pratico, ma secondo me anche il capo dello stato, per il suo discorso dell’ultimo dell’anno, se lui per esempio cominciasse dicendo Cari italiani, quando comprate un uccello, guardate se ci sono i denti o se non ci sono. Se ci sono i denti, non è un uccello. Sarebbe un grande inizio, per il discorso di un capo dello stato”.  Pubblici discorsi vuole farci riflettere con il sorriso sulle labbra: provate infatti a sostituire alla citazione in quarta di copertina la parola “uccello” con la parola “politico” e la parola “denti” con la parola “capelli”, il risultato sarà probabilmente politicamente scorretto ma rende efficacemente l’idea che Nori vuole trasmettere attraverso il suo libro: solo la metafora può essere metafora della vita. Buona lettura!

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