Punizione

Punizione

Non si può quasi nemmeno definire un caso, quello di cui si deve occupare il sovrintendente Ardery. Deve verificare che la polizia locale di Ludlow nello Shropshire abbia agito correttamente nel caso del suicidio di Ian Druitt, mentre era in custodia. Il diacono, che si è ucciso impiccandosi, era accusato di pedofilia ma il padre ‒ che ha agganci politici, non crede né all’accusa né al suicidio. Il sovrintendente sta affrontando una battaglia personale, il fatto che sia un’alcolista è praticamente sotto gli occhi di tutti – mettendo a serio rischio la sua carriera – e il suo ex marito vuole portare i figli dall’altra parte del mondo. Con lei, il sergente Barbara Havers, considerata un problema non solo dal sovrintendente ma in generale della Met; nonostante stia facendo il possibile per rigare dritta, a causa delle sue intemperanze è nel centro del mirino di molti. Il vicecommissario sir Hillier ha deciso di mandarla con Ardery nella speranza che faccia qualche stupidaggine, firmando la sua condanna. Cinque giorni per capire se la polizia abbia agito correttamente si rivelano decisamente pochi, soprattutto perché qualche discrepanza in effetti c’è e perché il sovrintendente preferisce non vederle, quelle incongruenze. Barbara Havers invece le vede eccome e pur sapendo di essere una sorvegliata speciale, non può chiudere gli occhi, né davanti al caso che evidentemente è stato trattato superficialmente, né davanti al problema evidente di Isabelle Ardery…

Un ritorno atteso a lungo. Non è una novità che la George si prenda del tempo per scrivere i suoi romanzi, ma quando ti trovi per le mani un romanzo così le perdoni l’attesa senza batter ciglio. Come tutti gli autori seriali, anche la George punta ovviamente molto sull’affezione dei lettori ai personaggi ma è forse l’unica che non porta avanti i due piani parallelamente, bensì li intreccia. A differenza di altri personaggi seriali, le cui storie potrebbero reggere anche disgiunte dal giallo, i “caratteri” dei protagonisti della Met crescono e cambiano, strettamente legati alle vicende che affrontano. Il cambiamento più evidente è forse quello del rapporto fra Thomas Linley, ottavo conte di Ashterton che tenta di prendere le distanze dai suoi quarti di nobiltà, e il sergente Barbara Havers. Due figure antitetiche che si completano. Un rapporto nato conflittuale che faticosamente si trasforma in una consapevole amicizia, forte di un affetto che supera le barriere sociali e gerarchiche. Thomas Lynley, che da sempre cerca di porsi socialmente alla pari, è riuscito finalmente a far accettare a Barbara che il suo titolo non conta e che lui è comunque dalla sua parte. Per contro abbiamo una Havers che si concede di riconoscersi donna, accetta in qualche modo che le persone accanto a lei le siano amiche, provino affetto. Unico rammarico, la serie televisiva prodotta dalla BBC The Inspector Lynley Mysteries non è ancora stata trasmessa in Italia. Ma non perdiamo la speranza e intanto godiamoci degli splendidi romanzi.



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