Puntazza

Puntazza

Nella cittadina di Puntazza ci si guarda in faccia come i gatti, con la differenza che guardarsi negli occhi è piuttosto difficile, soprattutto se non ci sono illuminazioni. Per questo motivo Luciano sfida Niccolò detto il Lungo, così chiamato per la sua non formidabile altezza, facendogli notare quanto sia vicino al suo naso fino al punto di baciarlo. Un atto di coraggio, quello di Luciano, perché al di fuori del paese chiunque avesse chiamato Niccolò col suo soprannome avrebbe rischiato grosso, perché Il Lungo è uno che picchia come un forsennato… Tommaso intrattiene una relazione con una donna, Rita Gritti. Alcune circostanze lo portano a conoscere un’altra donna che, colpita dal suo fascino, decide di pedinarlo fino a conoscerlo nell’intimità. Riesce a sedurlo selvaggiamente, ma la sua missione non è finita, perché Rita è il centro delle attenzioni di Tommaso, che confida all’occasionale amante particolari della sua relazione. Perciò, si deve agire in un modo più definitivo. Così, un giorno travestitasi da suora…. Un camionista riflette sulla sua stanchezza e sulla sua mancanza d’amore, pensando alla pesantezza del mese di agosto, fra blocchi annuali del traffico e ordinanze prefettizie contro camion e tir. Ma il motivo di tale decisione, ovvero la sistemazione delle strade, diventa un azzeramento del traffico di agosto. Il traffico si ferma, ma i pensieri del camionista no…

Carrellata pungente di fatti di vita quotidiana che rivelano dei risvolti inquietanti raccontati con l’asetticità del cronista votato alla costruzione romanzata, Puntazza del giornalista di cronaca Simone Innocenti è una raccolta di racconti che ha il dono dell’immediatezza comunicativa, della sobrietà delle storie secche e dure come pietre di silicio, che spiazzano il lettore dal di dentro senza sensazionalismi forzati. Le storie di Innocenti risultano ottimi per la fiction minimalista con finale a sorpresa e possiedono il ritmo e le atmosfere di film come Caramelle da uno sconosciuto del 1987 e di canzoni come Uomo camion di Paolo Conte, in un caleidoscopico andirivieni di insospettabili killer (fra tutti la finta suora) e di confessioni più o meno allo specchio, fra chi scopre che la sua vita sta per finire e chi vuota il sacco delle proprie solitudini cercando compagni di viaggio in tutti i sensi. Opera cui forse manca un po’ di coraggio stilistico, perché forse troppo concentrata sulla fedeltà alla realtà della cronaca nera e per questo segnata da un oggettivismo che non consente di compiere a pieno un saluto verso la sublimazione letteraria tout court, più che con un azzardo stilistico, con uno slancio personale e originale.



 

 
 
 
 

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