Putin - Vita di uno zar

Putin - Vita di uno zar

Nel 1952 a Leningrado, tra le macerie di una città duramente segnata dal secondo conflitto mondiale, nasce un bambino di nome Vladimir. Suo padre, eroe di guerra e sopravvissuto agli stenti del lungo assedio che l’odierna San Pietroburgo ha subito, si chiama come lui: Vladimir Putin. Pertanto questo bambino, piccolo miracolo in una famiglia già segnata dal lutto, si chiamerà Vladimir Vladimirovič Putin, sulla base dell’antica tradizione di aggiungere il cosiddetto patronimico al cognome. Il piccolo Volodja era un bambino vivace, caratterizzato da un temperamento focoso e appassionato di spionaggio a tal punto da desiderare più di ogni altra cosa di entrare a fare parte dei servizi segreti dell’Unione Sovietica, il temuto e quasi leggendario KGB. Per farne parte questo ragazzo biondiccio, dallo sguardo glaciale e dalla ferrea volontà, era disposto a fare qualsiasi cosa, persino applicarsi totalmente negli studi, attitudine tutt’altro che scontata per un adolescente. Seguì poi la laurea in giurisprudenza e infine quella chiamata sorprendente, la chiamata di un individuo che gli avrebbe assegnato il lavoro della sua vita, quello per cui da piccolo andò fisicamente a bussare alla sede centrale del KGB per ottenere informazioni su come entrare a far parte di quel mondo di spie e intrighi che tanto lo affascinava. Chi l’avrebbe mai detto che si sarebbe trattato solo del primo step di una carriera che l’avrebbe portato ad essere, ad oggi, uno dei leader più potenti e influenti del mondo...

Da qualche anno a questa parte la politica internazionale, l’opinione pubblica e di conseguenza anche il mondo letterario si è reso conto che non è più possibile ignorare il “fenomeno” Putin. Se la Russia è oggi lontana dal pantano di una superpotenza in disgregazione in cui era caduta, più simile a una nave a una deriva che a una federazione di stati che per più di trent’anni si era divisa lo scacchiere mondiale con gli Stati Uniti, il merito è anche di Vladimir Putin. Egli, nel bene e nel male, ha segnato e sta segnando la politica russa (e internazionale) avendo elaborato una peculiare concezione del potere che riesce a coniugare l’autoritarismo statalista del comunismo con il patrimonio spirituale e cosmopolita di tradizione zarista. Del resto la frase che campeggia sul retro di copertina di questo saggio biografico è una summa di ciò che Vladimir Putin ha cercato di fare per dare una nuova identità alla Russia: “Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore”. Tuttavia, al di là delle simpatie e delle antipatie che personaggi come questo inevitabilmente attirano, l’opera di Gennaro Sangiuliano consta di bilanciati riferimenti bibliografici, che pescano tanto dalle “agiografie” di regime quanto dalla letteratura d’opposizione, dando come totale della somma delle opinioni una visione equilibrata e prudente di una figura gigantesca e, a tratti, inquietante. Narrato con il ritmo di un romanzo, Putin - Vita di uno zar, non è solo uno dei tanti saggi che negli ultimi tempi hanno affollato le librerie nostrane, ma, avendo posto l’accento sul dato biografico, si presenta come una incalzante ricostruzione di una vicenda personale e politica che non ha niente da invidiare a un thriller o a uno dei tanti romanzi di spionaggio che appassionavano il giovane Volodja.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER