Qualunque cosa accada

Milano. Un sabato sera prenatalizio, ai giorni dell’Expo. Pietro Roveda è il padre. Quel pomeriggio era dovuta andare al lavoro per sostituire con la sua squadra un trasformatore di media tensione e non lasciare al buio mezzo quartiere. Aveva chiamato a casa e annullato l’invito a cena da Betti, la sorella della bella moglie Chiara. Si era fermato a prendere un gelato e, appena entrato nell’appartamento del terzo piano, trova la seconda moglie accoltellata in cucina, cadavere. Il loro piccolo figlio Andrea, un anno appena, si trova sul lettino della propria stanza, cadavere, un cuscino del soggiorno premuto sul viso lo ha soffocato. Viola non c’è e non ha lasciato messaggi. Lei è la figlia grande, avuta da Elena, la prima moglie di Pietro, morta da tempo al termine di una brutta malattia. In quel momento la ragazza è fuori, Pietro spera stia da un’amica e chiede alla vicina di chiamare il 118. In prima battuta la polizia ferma lui, non ci sono segni di effrazione e rapina, la violenza sembra “familiare”. Dopo il tragico funerale i sospetti ricadono su Viola, è stata lei in un attico di rabbia, mentre Marco la sta aspettando in auto. Compie gli omicidi in modo freddo e determinato, poi chiama Marco da sotto e fanno l’amore in camera (la sua prima volta), poi si fa portare in discoteca. All’inizio fa finta di niente, ben presto confessa al commissario Marchisio e alla ministera Colafati, doveva eliminare i due intrusi, forse per riavere il padre tutto per sé…

L’architetto milanese Ciro Noja (Cattolica, 1943) tenta l’esordio letterario con un romanzo in prima persona, le voci narranti alternate di Pietro e Viola, che, rimasti soli, per anni avevano vissuto una simbiosi intensa, malata ed esagerata, condividendo prima l’indicibile dolore, poi ogni cosa, ogni istante, ogni divertimento, ogni ricordo. Anche ora che Viola ha eliminato chi si era inserito fra loro, continuano a pensarsi sempre, al passato e al presente, a distanza, tanto più quando si capisce che lei è rimasta incinta. Tutti gli altri personaggi sono minori figure di contorno. Il tema è la genitorialità e il rapporto fra chi non potrà mai smettere di essere padre (o madre) e chi deve cercare di smettere di essere solo un figlio, per diventare sé stesso, un altro. E, quindi, i sensi di colpa, i diritti e i doveri, le reciproche responsabilità e irresponsabilità, il perdono scontato e impossibile, l’eliminazione mentale e materiale degli ostacoli. Non un giallo, si sa tutto dalle prime pagine; non un noir, il meccanismo turbato è abbastanza noto e acquisito; non un rosa, visto il sangue (incompreso o cattivo) che scorre nelle vene dei vivi. Piuttosto un esercizio di introspezione parallela per avvicinarsi all’obiettivo di narrare una tragica storia di padre e figlia.



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