Quando alla fine arrivò il sessantotto eravamo già tutti sconfitti

Quando alla fine arrivò il sessantotto eravamo già tutti sconfitti
Provincia romagnola, un settembre di cinquant’anni fa, quando ancora “c’erano grandi campi di grano. E infinite distese di girasoli e papaveri a perdita d’occhio. E vigneti. E frutteti. E tortuose stradine sterrate e polverose che attraversavano tutto il paese…”. Giuliana ha quasi diciotto anni e si prepara ad affrontare il primo appuntamento con un ragazzo, quel Giovanni che la sera prima, durante una festa, l’ha timidamente corteggiata. Giovanni, in realtà, è molto più scafato di Giuliana: conosce la politica e i tumulti ideologici di quegli anni, ha già flirtato con diverse straniere, è andato a prostitute e ha un rapporto molto intenso, persino ambiguo, con la sorella Valentina, a sua volta infatuata del suo migliore amico Stefano, “ragazzo serio, onesto e corretto”. Quale futuro attende queste due coppie?
Quando alla fine…, diario di memorie in terza persona ma rivolto idealmente a una seconda persona femminile (una bella trovata chiarita solo alla fine), ritrae una gioventù sessantottina attuale nei modi e nelle passioni (forse troppo nel linguaggio) ma distante dal presente per coscienza politica e idealismo: i giovani del romanzo non hanno la tecnologia a distrarli, e pertanto lottano, amano e discutono a lungo – forse troppo a lungo. L’autore non indulge nel riportare ogni singolo passaggio dei dialoghi, ogni sfogo, ogni movimento, tralasciando l’onere di costruire una trama e attenendosi al resoconto lineare. Qui e lì, senza continuità, emergono riflessioni mutuate ora da Pirandello (“Io non sono io, non sono il film che credo di proiettare, ma l’idea che di me si fanno gli altri”) ora da altri. Nell’insieme una lettura gradevole, spesso divertente, mai noiosa per quanto prolissa, che non spicca però per originalità.

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