Quando eravamo orfani

Quando eravamo orfani
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Nell’estate del 1923 il giovane Christopher Banks, dopo aver terminato gli studi a Cambridge, ha deciso di stabilirsi a Londra, nonostante la zia lo volesse con sé nello Shropshire. Il suo sogno, coltivato fin dall’infanzia e simbolicamente rappresentato da una lente di ingrandimento che i compagni di scuola gli regalarono anni addietro e dalla quale mai si separerà, di divenire investigatore, è ora una realtà. Piano piano il suo nome diviene noto grazie ai casi che, man mano, risolve. I misteri e la ricerca della verità sono i suoi obiettivi principali. Già, i misteri. Uno in particolare. Uno che riguarda la sua famiglia, la sua infanzia. È quello il mistero che lo ossessiona. Perché tutta la sua esistenza pare non riuscire a smuoversi davvero, ad avere un senso, fintanto che non comprenderà le ragioni vere per le quali i suoi genitori furono rapiti a Shanghai. Da quello strano rapimento derivò il suo viaggio, ancora bambino, verso l’Inghilterra, presso la zia. Ma lui ha deciso che tornerà lì, a Shanghai, troverà il nascondiglio nel quale si trovano i suoi genitori, rivedrà il suo amico d’infanzia Akira perché è certo, il nostro Banks, che Akira si trovi ancora lì visto che ne era innamorato. Sarà quella la sua indagine più importante e seria della sua vita…

Kazuo Ishiguro, Premio Nobel per la letteratura 2017, ancora una volta conferma, con questo romanzo, la maestria, la delicatezza e la raffinatezza della sua scrittura sempre precisa, attenta e priva di sbavature. Non ci sono grandi eroi tra le pagine, ci sono personaggi che vagano, ancorati a un passato che non hanno ben inquadrato, che errano con un bagaglio fatto di sogni, di paure, di desideri. Tanti desideri. E quello di vagare senza avere una dimora fissa, pare essere il destino di chi, come il protagonista, ma anche come Jennifer, è orfano: chi è orfano non ha una dimora, continua a cercare indizi, verità, per colmare vuoti, per ricostruire, a piccoli passi, frammenti di vita passati divenuti con il tempo sfumati, poco precisi. Tale ricerca, quasi ossessiva, accompagna il giovane Banks, che vive nel presente ma è sempre proiettato nella sua infanzia, nei ricordi, come se non avesse un’epoca, un posto suo. Per quanto si resti affascinati dalla bellezza della scrittura, per quanto il tema di fondo sia appassionante, non mancano delle ingenuità, delle coincidenze improbabili oltre che dei colpi di scena poco credibili, se non proprio irreali che, di fatto – è spontaneo il confronto – rendono quest’opera distante da Quel che resta del giorno, che conserva intatto il podio.



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