Quando lei era buona

Quando lei era buona
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Midwest, anni Cinquanta. Lucy ha chiamato la polizia, implorando: “Venite a prendere mio padre!”. Non è la prima volta che lui torna a casa ubriaco – e non sarà di certo l’ultima – ma nessuno ha gradito quel suo gesto estremo. “Queste cose si sbrigano tra di noi, in famiglia” è la frase più gentile che le hanno detto. In realtà Lucy voleva solo un po’ di giustizia: sa distinguere giusto e sbagliato e ritiene di avere una solida morale, come Santa Teresa. Capisce anche perché Ellie Sowerby s'interessa a una disgraziata come lei solo in certi momenti, quando cioè ha bisogno di confessarle cose che ai suoi simili belli e ricchi non direbbe mai. Poi ci sono le ragazze che suonano nella banda della scuola: una balbuziente, un’obesa, una strabica e lei. Ecco il tipo di gruppo di cui può far parte Lucy. È segnata. È “quella con la famiglia difficile”, quella che non andrà mai da nessuna parte. D’altronde è anche quella incinta al primo anno di college, dopo che Roy l’ha costretta a fare quello che lei non voleva. Lucy disprezza Roy, lo odia, ma lo sposa il giorno di Natale perché è giusto così: lei non è cattiva ma buona, tanto buona…

Nel 1967, prima del premio Pulitzer, dei romanzi su Nathan Zuckerman e del Lamento di Portnoy, Philip Roth ha scritto Quando lei era buona: una “prosa sciatta” a proposito di un’eroina “puritana e perseguitata” e il suo “inesorabile legame con la banalità”. Sono parole dello stesso autore, tratte da un’intervista del 1969 al “New York Times”. La protagonista in questione è Lucy Nelson e Roth la dà in pasto ai lettori come se la tenesse in una gabbia, la punzecchiasse di continuo e poi descrivesse minuziosamente ai passanti ogni sua reazione. Per raccontarne la tragica sorte – annunciata fin dalle prime pagine – Roth parte da lontano, sviscerando le storie di tre generazioni di uomini e donne appartenenti alla famiglia Nelson e mettendole tutte a confronto con Lucy, l’unica che sembra voler lottare contro ingiustizie e miserie. Eppure, quella di Lucy è una battaglia goffa, a tratti insensata e portata avanti impugnando soprattutto l'arma dell'odio. Ne vien fuori un ritratto spietato e nitidissimo. Quando lui era giovane (e già pieno di talento).



 

 

 
 
 
 

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