Quando tutto questo sarà finito

Quando tutto questo sarà finito
All'inizio del settembre 1938 Vittorio era un bambino di dieci anni. Un bambino ebreo. Nello stesso mese venivano varate dal regime fascista di Benito Mussolini le leggi razziali, che declassavano tutti gli italiani di razza ebraica. E dunque anche Vittorio e la sua famiglia. Da quel momento Vittorio dovette familiarizzare con termini a cui non aveva mai fatto troppo caso: ebreo, israelita, rabbino e soprattutto con una parola che non aveva proprio mai sentito prima, “giudeo”. La discriminazione linguistica però era solo l’inizio: gli ebrei poco per volta si videro divenire perseguitati da un'Italia razzista e antisemita. Poco a poco le loro vite vennero stravolte fino a costringerli alla fuga in Svizzera. Fino al momento dell'armistizio con gli americani, quando i tedeschi occupanti richiedono le liste dei “non ariani”, la vita di Vittorio è movimentata e tormentata dalle disparità con gli altri cittadini, ma non fino al punto di dover scappare per non correre il rischio di morire. È solo dall'8 settembre 1943 che la vita sua e dei suoi familiari è in pericolo: sono costretti a ritirarsi nell'ombra, oltre i confini italiani. Qui però il carico di ansie e difficoltà non si alleggerisce e anzi, l'odissea continua tra un Cantone e l'altro…
Il popolare attore Gioele Dix è il figlio di Vittorio, il narratore del libro. E finora nessuno conosceva questa drammatica storia familiare. Tra Vittorio e suo padre, infatti, era stato stipulato un patto di silenzio che prevedeva il non risvegliare fatti che causarono dolore e vergogna alla famiglia. Il libro rompe questo patto rivelando le vergogne e il dolore non della famiglia Ottolenghi, ma dell'Italia fascista, un'Italia che umilia brutalmente i suoi stessi cittadini e provoca a se stessa una ferita ancora più profonda: uno sfregio nella Costituzione che la macchia di un'onta indelebile. La storia di Vittorio sembra una rocambolesca avventura tra una fuga e l'altra, ma è invece realtà. Tutta la materia è trattata come un romanzo di formazione del protagonista che, alla fine verrà irrimediabilmente cambiato dall'infamia dei fascisti e dei nazisti. Vittorio non dovrà affrontare i campi di sterminio, ma la sua lotta contro le restrizioni impostegli dalla nuova società non gli renderà comunque la vita serena, a cominciare dall'impossibilità di iscriversi alla rinomata scuola media Carducci di Milano, per finire poi a limiti e problemi ben più pesanti. Tutti conosciamo i drammi e le persecuzioni con cui dovettero fare i conti milioni di persone, ma questo libro porta in prima linea un Olocausto più intimo, più quotidiano, più “piccolo”: le problematiche di una vita familiare e di una normalità sfregiata dalle leggi razziali, viste dagli occhi di un bambino che alla fine della sua esperienza si trasforma in un adolescente che ha riscoperto il senso della vita. 

 

 

 
 
 
 
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