Quanti ne dobbiamo ammazzare?

Quanti ne dobbiamo ammazzare?
"Quanti ne dobbiamo ammazzare?" Domandò sprezzante l'avvocato Mariano Marquez, senza tanti giri di parole. Il suo interlocutore, il signor Bauer, fu infastidito da tutta quella brutalità: a lui quell'uomo dall'impeccabile completo nero, in apparenza inoffensivo, ma con lo sguardo che irradiava malizia, non piaceva per niente. Come tutti i ricchi industriali era abituato ad avere a che fare con uomini ossequiosi, devoti, leccapiedi, ed in altre circostanze avrebbe preteso ed ottenuto il massimo rispetto. Ma l’ultima immagine di Alejandro che lo salutava prima di uscire gli tornò alla mente dolorosa come una pugnalata al petto. Era un bravo ragazzo, aveva solo venti anni ed era stato trucidato come una bestia. Era il suo unico figlio e non c’era più, mentre i suoi assassini stavano per uscire di galera. Bauer non stava contrattando un semplice affare: lui si trovava di fronte a quell’ambiguo personaggio per vendicare il figlio e fare giustizia. "Tre tre, tre...!" gridò quindi in faccia all'avvocato, infiammato da quei pensieri. "Tre maledetti figli di puttana! Voglio che lei li ammazzi!"...
Giustizia, vendetta, disperazione e amore filiale: questi sono gli ingredienti principali di Quanti ne dobbiamo ammazzare?, e Reynaldo Sietecase – giornalista, blogger e conduttore televisivo – li utilizza per prepararci un noir all’argentina. Per rendere più originale la ricetta l’autore sudamericano mischia questi quattro  elementi con una serie di personaggi, tutti molto ben caratterizzati. Tira fuori dalla dispensa l’avvocato Marquez, già utilizzato nel suo primo romanzo (Un delitto argentino, anch’esso pubblicato da Dalai): un losco individuo che si muove con la stessa naturalezza dentro e fuori dalla legge ed è protetto da misteriose coperture politiche, ci aggiunge un  giornalista senza scrupoli, disposto a tutto per lo scoop e per i soldi, ed un massiccia dose del signor Bauer, un influente industriale che, a causa dell’assassinio del figlio, è animato soltanto dalla rabbia e dalla sete di vendetta. Poi mescola tutto con Patricio, Hugo ed il Gitano Fernandez, una scalcinata banda di criminali alla ricerca del colpo perfetto con la speranza di goderne i frutti assieme alle loro amanti, Mumi e la Russa. Gli ingredienti più dolci di tutti: due ragazze belle e sensuali per cui vale la pena vivere e rischiare la vita. Infine José Got: la morte, un sicario abile e spietato che non sbaglia un colpo. Il piatto che Sietecase ci prepara con tutti questi ingredienti è abbastanza saporito e godibile: un noir originale che non si limita ad esporre la vicenda ma lascia modo al lettore di  riflettere su tutti i temi principali. La vendetta, si sa, è un piatto che va gustato freddo. Ma questo romanzo, che sulla vendetta è incentrato, può essere gustato in qualsiasi momento. Anche appena sfornato dalla libreria.

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