Quarantena - Cuarentena

Quarantena - Cuarentena

Padre Pepe li ha mandati a chiamare tutti, in ogni anfratto della villa. E i vecchietti arrivano. Li attende un letto, una doccia calda, due pasti al giorno, la televisione. Per loro c’è rispetto e tanto affetto. La venditrice di biglietti della lotteria conosce i segreti e le voglie di tutti. Sa che Carlitos ha messo incinta la vicina e che Ever sta male, forse è dengue. Lei offre loro la sorte. Chili, uno della banda del Chaco, ha infranto le regole dello smercio. Ha fatto uno sgarbo a quelli del Lirri e l’angelo sterminatore ha esploso un colpo che gli ha trapassato l’occhio. L’economia informale della villa è ferma. I raccoglitori di cartoni, i riciclatori di rifiuti, i venditori ambulanti, i manovali, sono tutti a braccia conserte. E il pane quotidiano diventa sempre di più un assillo quotidiano. I poveri e i bisognosi attendono in fila il proprio turno per un piatto di stufato fumante. Lo preparano donne e uomini che vivono l’isolamento in questo modo. Alcuni di loro sono lavoratori, altri vivono di occupazioni precarie. I villeros trascorrono le giornate in fila. Al mattino davanti alla cappella del Milagro per il vitto, poi per il pranzo, le pratiche del sussidio familiare governativo, davanti all’agenzia di previdenza sociale, per la vaccinazione antinfluenzale. Nella parrocchia ospedale da campo convivono molteplici congregazioni religiose: pluralismo effettivo. Nella villa una piccola radio, Radio Cristo de los villeros, trasmette in diretta la messa, il rosario e il Vangelo del giorno, oltre a comunicazioni di servizio. Lo spaccio di droga non manca. Così come non mancano gli infettati che il virus se li porta via. Nella “Casa del Abrazo Maternal”, Guadalupe aiuta le ragazze che vogliono abortire, affinché crescano i loro figli, nella casa dei borrachines si aiutano gli alcolizzati, così come negli Hogar di Cristo i tossicodipendenti. Nella villa ci sono anche delle sparatorie. Sono regolamenti di conti...

La Carcova, Curita, Independencia e 13 de Julio sono villas miseria (per noi baraccopoli, ghetti, tuguri, altrove favelas, bidonville, slums) che si trovano in Argentina, alla periferia di Buenos Aires. Chi volesse sapere come è stata vissuta la quarantena durante il coronavirus in una delle villas, troverebbe certamente interessante la lettura di questo breve diario. L’autore è un giornalista italo-argentino che ha lasciato le comodità del suo appartamento in un quartiere residenziale di Buenos Aires per andare a vivere tra le baracche de La Carcova, spinto da una forte vocazione cristiana e dalla testimonianza di José Maria di Paola, Padre Pepe (parroco di una parrocchia che abbraccia interamente le villas miseria). La testimonianza di Alver Metalli, puntuale nella rappresentazione della cruda realtà, descrive un mondo popolato all’incirca da cinquantamila persone, sul quale si è abbattuta inesorabile la scure della nuova peste, accentuando una povertà ed una marginalità che già flagellavano questa realtà sociale, con derive inevitabili di violenza, spaccio di droga, furti. Contenere il rischio di contagio garantendo il distanziamento sociale risulta quasi impossibile, a causa del sovraffollamento nelle baracche e delle interminabili file per i bisogni di vita quotidiana. La paura di contrarre il virus tuttavia non impedisce il libero progredire di gesti di umanità. L’impegno profuso da sacerdoti e gente comune (parrocchiani, persone del quartiere, della villa, volontari) per la cura dei più bisognosi, esprime solidarietà, pietà popolare, religiosità. Rappresenta il volto di una “Chiesa povera e per i poveri”. Ma soprattutto restituisce l’immagine di una Chiesa considerata come “un ospedale da campo dopo una battaglia”, riprendendo l’espressione utilizzata da Papa Francesco durante l’intervista con il gesuita Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà Cattolica”. Questo diario costituisce una testimonianza importante, un grande insegnamento ed una spinta a non voltare lo sguardo davanti a chi ne ha bisogno. Gli introiti del libro, arricchito da una prefazione del Pontefice, sono destinati al sostentamento della casa per gli anziani all’interno della villa.



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