Quasi arzilli

Quasi arzilli

Ettore dorme. Nel suo sonno s’insinua un suono secco, ritmato, come di passi, ma lui non capisce da che parte arrivi, smette e poi riprende più forte. Ettore vuole svegliarsi, ha la testa pesante, capisce che non sono passi: qualcuno bussa a una porta. Ettore non riesce a capire dove si trova, vuole accendere la luce, prova a allungare le braccia ma non ci riesce, è bloccato da pareti strettissime, forse un armadio, una bara! Dall’altra parte qualcuno lo chiama a voce alta, Ermenegildo! Ma Ermenegildo è morto da qualche giorno, il cuore batte all’impazzata, Ettore caccia un urlo e finalmente apre gli occhi. È in camera sua, sudato, terrorizzato, sono le tre e quaranta di mattina, ormai non si potrà più addormentare. Forse Ermenegildo lo ha voluto avvisare che sarà il prossimo a morire, ma tra gli amici del bar “La Rambla” lui è il più giovane. Ettore è mortificato per questi pensieri, si sente come mancare, decide di uscire nella mattina fresca, ma forse per precauzione come prima cosa è bene che vada dal medico...

Quasi arzilli è la narrazione ironica e malinconica di un’amicizia nata e cresciuta al bar, tra un gruppo di vecchietti di un paesino dell’Appennino Reggiano. Ha il pregio di essere uno dei pochi testi che affrontano il tema della terza età con leggerezza, anche se in realtà la storia si presta anche a riflessioni riguardo alla perdita di ruolo degli anziani nella società contemporanea. Racconta le quotidiane vicissitudini di questi uomini, la solidarietà tra coetanei con le loro paure, la nostalgia per ciò che hanno o non hanno fatto nel passato e la consapevolezza dell’inarrestabile scorrere del tempo. Temi trattati con vaghezza, talvolta appena accennati, altre volte calcati con forza, quasi grotteschi o con risvolti frizzanti. I personaggi, tipiche macchiette di paese con rivalità e chiusura nei confronti di chi viene da fuori, fanno tenerezza nelle loro idiosincrasie, ma non coinvolgono del tutto il lettore. La prosa è scorrevole, ma il racconto manca di tensione emotiva, non c'è un intreccio vero e proprio, solo una sequenza di fatti, pagine attraverso le quali l'autrice mantiene sempre lo stesso tono, anche per il finale drammatico.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER