Quasi tre

Quasi tre
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Benedetta guarda il telefonino ma in realtà si sta specchiando e nel farlo si chiede se anche le altre donne facciano lo stesso. È fine giornata e i suoi capelli sono un completo disastro, circostanza che la induce a riflettere sulla necessità di cambiare parrucchiere perché il suo, Marcello, non è capace, si distrae troppo, chiacchiera e fa lo scemo. Benedetta è inquieta. Ha fame, ha sete, è stanca e decide che entro cinque minuti smetterà di rispondere alle telefonate cui è tenuta ad attendere in quanto segretaria in un’agenzia romana che si occupa di spettacolo. D’altronde lei è sempre l’ultima ad andarsene dal posto di lavoro, non come Allegra, sua collega, che se n’è andata già da mezz’ora. Raffaele, invece, pensa tra sé e sé che se entro cinque secondi suonerà la campanella della scuola di cinema dove insegna uno dei produttori cui ha presentato una storia gli telefonerà per dirgli che è un buon lavoro e che ne vuole fare un film. E invece, nulla. Passano i secondi e nessuno telefona. Cosa resta a Raffaele dunque? La prospettiva di una triste serata con una moglie stanca e stressata e i loro due maialini, la solita cena davanti al solito telegiornale prima di andare a letto e attendere che sorga un nuovo giorno. Benedetta e Raffaele sono marito e moglie con all’attivo undici anni di matrimonio, zero figli e due simpatici maialini d’appartamento che amano chiamare “bambini”. Lei ama la cucina, lui è uno sceneggiatore mancato e continua a sperare di fare successo nel mondo del cinema. Insieme si trovano a vivere un rapporto ormai fermo, caratterizzato da una certa routine e da una tediosa monotonia nonché dal dispiacere per non essere riusciti a fare della propria esistenza qualcosa di memorabile. Sennonché la vita, imprevedibile come solo essa sa essere, sorprende entrambi con un inaspettato e rivoluzionario evento: un figlio. È così che le loro esistenze vengono irreparabilmente stravolte rendendo necessario un ripensamento profondo di se stessi e della propria storia…

Quasi tre di Tommaso Avati è un romanzo dolceamaro che maneggia con sapienza la chiave dell’ironia per leggere l’animo umano, le nevrosi, le paure e le speranze degli esseri umani. I personaggi di questa coinvolgente storia lottano contro il senso di frustrazione e di incompiutezza che spesso caratterizza le vite di ciascuno di noi e spiega cosa accade nelle persone quando le loro aspettative vengono tradite e la vita smette di essere qualcosa da conquistare perché sono quasi più i giorni già trascorsi che quelli ancora da vivere. Con uno stile ironico e sagace e una scrittura lineare e plastica, l’autore costruisce una storia che cattura per la sua verità e immediatezza, una storia che fa riflettere, commuovere e divertire. La relazione tra Benedetta e Raffaele è, infatti, l’emblema delle relazioni odierne nelle quali l’insoddisfazione per il proprio personale percorso di vita finisce per inficiare anche la serenità coniugale. Perché prima che in coppia ognuno vive con se stesso e con se stesso deve fare i conti, cercando di comprendere al meglio i propri bisogni e le proprie esigenze. Soprattutto ognuno deve imparare a fare i conti con la delusione per un sogno non realizzato, per un’idea di vita che non riesce ad affermarsi. Abituarsi ad accontentarsi di qualcosa in meno rispetto a ciò che si desidera. Significati così profondi e attuali vengono veicolati attraverso una costruzione narrativa estremamente interessante che vede un costante alternarsi tra le voci narranti di Benedetta e di Raffaele, il che consente di adottare di volta in volta più punti di vista per leggere gli stessi accadimenti e di immedesimarsi pienamente nel vissuto di entrambi. Un romanzo meritevole, dunque, che parla di ognuno di noi.



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