Quasi un uomo

Quasi un uomo

Non sarà né bello né elegante ‒ ma si sa, in certi ambienti l’apparenza è tutto ‒, però millantare credito è la più preziosa delle monete, e quindi lui si comporta “come se”, al di là di quella scrivania sproporzionata per dimensioni, ordine e lucentezza. Si toglie la giacca, resta in maniche di camicia (bianca), la pancia è prominente e i pantaloni grigi tenuti su dalle bretelle segnano il punto vita. Il colletto è allentato, la cravatta argentata. Sorride impacciato e non sa se restare in piedi o meno, almeno finché la donna che è con lui non si accomoda di fianco alla scrivania, sulla poltroncina girevole. Quando lei si siede, lo fa anche lui. Guarda la porta che ha di fronte per non incontrare lo sguardo di lei, che conosce da tanto ma non vede da molto, una bella ragazza intelligente e spiritosa che ora è una donna matura, elegante e un po’ ritoccata, che si è laureata in giurisprudenza, come del resto anche lui, che però è anche dottore in filosofia e da vent’anni è fondatore e titolare della più grande agenzia di pubblicità – ha imparato il mestiere in America, dove ha un socio – interamente a capitale italiano, quella dove si trovano. Lei non passa mai da quelle parti, si è incuriosita vedendo il suo nome e si è fermata, voleva rivederlo. Lui finge di essere allegro. Sorseggia whisky. Si accendono una sigaretta e rivangano il passato, rivivono il rituale delle presentazioni, anche perché lui sostiene di non ricordarsi il nome di lei, che dunque si presenta: Eleonora Visconti. Lui ride: non gli veniva in mente perché la chiamavano Cicci! Lui invece è Alessandro Metz, milanese di origine trentina che riceve in quel frangente una telefonata, si stizzisce e dice fra sé e sé di aver appena ucciso un uomo mentre nell’ufficio entra un commissario di polizia. Che saluta la dottoressa Visconti, procuratore al tribunale di Milano…

Con una prosa dettagliatamente caratterizzata, asciutta, elegante, classica, leggibile, semplice ma articolata, fine, accessibile e credibile che diverte e fa pensare e che contraddistingue la sua produzione letteraria di giallista (genere nel quale ha esordito sei anni fa con Niente lacrime per la signorina Olga), Elda Lanza, femminista, socialista, maestra di galateo, giornalista, esperta di comunicazione, docente di storia del costume, commendatore al merito della Repubblica italiana, amica di Gaber, candidata col PSI, milanese di estrazione borghese che ha studiato anche alla Sorbona, allieva di Sartre nonché prima presentatrice della tv pubblica italiana agli esordi negli anni Cinquanta del secolo scorso, racconta con proprietà di linguaggio di un mondo che conosce e che sa descrivere nel dettaglio, e narra la storia di un uomo e una donna, e non solo. Soprattutto, infatti, di mezzo c’è un omicidio, che vede coinvolto un personaggio che ha sempre avuto come unico vero amore il denaro, e una protagonista che il tempo ha molto cambiato.



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