Quattro bravi ragazzi

Quattro bravi ragazzi

Luca Biondi ha diciassette anni ed è uno studente di quarta del liceo scientifico Enrico Fermi. Per rientrare a casa dopo lezione, deve raggiungere la stazione, attendere che passi il treno (verso le 13:30) e poi attraversare i binari. Quel giorno tuttavia qualcosa va storto e Luca cade proprio davanti al convoglio, morendo sul colpo. Si aprono delle indagini per suicidio sebbene Luca, a detta di amici e parenti, sprizzava di vita e sarebbe stato difficile immaginare una scelta del genere. L’inchiesta finisce dopo solo una settimana: la Polfer e la magistratura chiudono il caso. Venti giorni dopo la morte di Luca Biondi, viene trovato morto un suo amico, Marco Gentili. Il corpo giace esanime sopra una panchina dei giardini pubblici, sulla coscia destra c’è una siringa infilzata. Il medico legale, giunto sul posto assieme alla polizia, dichiara che la siringa è stata infilata post mortem. Cominciano allora a fioccare le prime ipotesi: è chiaro che si tratti di un delitto che ha che fare con il mondo della droga, tuttavia la famiglia di Marco, interrogata a riguardo, si dichiara certa dell’assoluta purezza del figlio. Le indagini, inizialmente in mano al maresciallo, arrivano sotto la responsabilità della polizia investigativa, in quanto, a pochi giorni di distanza, due compagni di classe sono stati trovati morti: a indagare sarà Michele Amoruso, un commissario pugliese, grintoso, intuitivo, energico e severo, soprannominato Cerbero per la sua tenacia e perseveranza…

Allo psicologo scandinavo Dan Olweus si devono i primi studi sul bullismo e un programma di prevenzione che hanno dato il la ad una presa di coscienza internazionale nei confronti di questa forma di violenza, alla quale si è cominciato davvero a prestare interesse a partire dagli anni Duemila. L’avvento di Internet, infatti, se da un lato ha contribuito a una diffusione capillare dei meccanismi di prevenzione, dall’altro ha dato vita a due fenomeni che sono, al giorno d’oggi, due piaghe sociali da debellare al più presto: il cyber-bullismo e la diffusione illecita non consensuale di immagini pornografiche (erroneamente chiamata revenge porn). Prevedibilmente, le industrie cinematografiche ed editoriali hanno preso parte a questa lotta, producendo, negli ultimi anni, serie tv (Tredici), film (Wonder, La forma della voce) e libri (Ti prendo e ti porto via, La notte dei cattivi ragazzi, La schiappa). Anche Lello Gurrado, giornalista e scrittore di numerose e variegate opere (Khomeini e la questione iraniana, San Siro: la Scala del calcio, Assassinio in libreria, per citare i più diversi tra loro), ha voluto dire la sua su questo tema. Attraverso un linguaggio crudo, essenziale, diretto, con uno stile che non lascia spazio né a vaneggiamenti né a digressioni, Gurrado racconta la storia di Marco, Luca, Ivan e Gianni, quattro amici, quattro bravi ragazzi che, aldilà delle loro graziose apparenze, celano degli inconfessabili segreti. Segreti che circolano sui social network, accessibili ai ragazzi e non agli adulti, distanti anni luce da una realtà troppo complessa perché la possano capire. In questo mare torbido naviga il commissario Amoruso, personaggio austero e impulsivo, più avvezzo a lavorare in solitudine che in squadra. Eppure, sembra dire Gurrado, il problema bullismo non è risolvibile isolandosi. Anzi. Occorre uno sforzo congiunto da parte di istituzioni, educatori, adulti e ragazzi: (ri)educare i bulli e non lasciare sole le vittime.



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