Quattro etti d’amore, grazie

Quattro etti d’amore, grazie
Tea e Erica si incrociano quasi quotidianamente tra le corsie e gli scaffali del supermercato in cui vanno a fare spesa. Ognuna guarda con curiosità gli acquisti dell’altra. Ognuna immagina la vita dell’altra come se fosse la vita perfetta, la vita che ha sempre sognato, quella che invece nessuna delle due donne avrà mai. Tea è figlia di un industriale, è un’attrice molto nota grazie alla fiction di culto “Testa o cuore”, un marito – Riccardo – tanto affascinante quanto completamente assente; Erica è impiegata in banca, due figli da crescere, un marito – Michele – devoto e innamorato di lei. Tea vorrebbe la stabilità, vorrebbe smettere di sentirsi di continuo sola e smarrita; Erica vorrebbe, di contro, avere una vita totalmente diversa: per questo motivo apre un profilo su Facebook e chatta con un suo vecchio compagno di scuola. Entrambe le donne hanno una vita apparentemente “piena” ma sono insoddisfatte, come se non riuscissero a mantenere l’equilibro che hanno faticosamente costruito…
Ottavo romanzo di Chiara Gamberale, Quattro etti d’amore, grazie si propone di scandagliare l’animo femminile. Le due protagoniste trovano lentamente il coraggio di guardarsi dentro, di prendere decisioni faticose: lo fanno parallelamente, ognuna sognando la vita dell’altra. Il plot è interessante. L’idea delle due protagoniste che si incrociano di continuo senza conoscersi e fantasticano una dell’altra solo attraverso quello che ripongono nel carrello della spesa, è di certo una gradevole trovata. Lo stile dell’autrice è fresco e solare, riesce a tenere il lettore sempre incollato alla pagina del libro. Purtroppo però i cliché sono troppi e si rischia di far scivolare l’intera costruzione narrativa nel banale. L’attrice dalla vita tormentata, con pulsioni psicotiche, con un marito “da accudire” perché immerso in un mondo tutto suo; l’impiegata un po’ ignorante che si apre un profilo sul social network del momento per sopperire alla sua insoddisfazione: tutto verosimile, ma anche tutto abbastanza scontato. Il romanzo è piacevole ma, a tratti, diventa stucchevole. Sa di confezionato ad hoc per accattivarsi le lettrici, è ammiccante. Resta, nonostante la piacevolezza, un retrogusto di plastica non proprio gradevole. 

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