Quattro sberle benedette

Quattro sberle benedette
Sette giorni di falsi allarmi e il maresciallo Maccadò comincia ad essere davvero impaziente di diventare padre, anche perché siamo nel 1929 e per sapere il sesso del nascituro bisogna solo aspettare, o rivolgersi – rigorosamente di nascosto -  a trafficoni, maghe e quant’altro sia disponibile. Quando finalmente il piccolo Rocco decide di venire al mondo, il brigadiere Efisio Mannu insiste perché il maresciallo si prenda qualche giorno e si goda la sua nuova condizione di padre. Non appena il maresciallo si allontana, però, le braci che covano sotto la cenere fra il Mannu e l’appuntato Misfatti – più basso in grado ma più anziano in servizio ed età - riprendono vigore creando una certa confusione, alimentata da una serie di lettere anonime che se veritiere e soprattutto se prese in considerazione, implicherebbero un notevole scandalo. Ma il maresciallo sulle lettere anonime è categorico: le denunce senza firma non hanno valore. D’altra parte non è che si possa disturbarlo per così poco appunto, e forse a ben vedere quelle lettere, utilizzate un po’ anche per mettersi i bastoni fra le ruote da brigadiere e appuntato, si possono se non prendere come denunce, almeno come suggerimenti per scoprire eventuali reati…
Dopo gli ultimi due romanzi che hanno lasciato un po’ di amaro in bocca a chi è abituato all’apparente leggerezza di  Andrea Vitali, in questo Quattro sberle benedette ritornano prepotentemente in scena i personaggi che cambiando ora nome ora anno e carattere hanno fatto dei suoi libri dei bestseller assoluti. Il prevosto, la perpetua, le brave – di solito brutte - ragazze in cerca di marito, le mogli incarognite e tutta la varia umanità che anima - anche se sarebbe più corretto usare il passato - un paesino di qualche migliaio di anime. Una passione, quella di Vitali per il suo paesino e per la gente, che trasmette descrivendoci con dovizia di particolari le vicende a volte paradossali e buffe delle anime suddette. Da sottolineare che a precisa domanda sul perché gli ultimi due romanzi fossero così diversi dal suo stile canonico, Vitali ha spiegato le ragioni personali che per qualche tempo gli hanno fatto vedere le cose con inconsueta amarezza. Da leggere assolutamente per chi ama pensare che i buoni sentimenti hanno ancora un valore, e per chi ama quell’ironia che non diventa mai sarcasmo.

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